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Il giornale di mezzanotte - Viterbo - Silvia Somigli, segretario organizzativo regionale Uil scuola, sostiene l'appello dei dirigenti scolastici per interventi sull'edilizia scolastica chiedendo risposte concrete e rapide per rimettere al centro studenti e comunità educante

“Siamo davanti a una emergenza, ma anche a una grande opportunità”

di Paola Pierdomenico
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Silvia Somigli

Silvia Somigli

Viterbo – “Siamo davanti a una emergenza, ma anche a una grande opportunità”. Silvia Somigli, segretario organizzativo regionale Uil scuola, sostiene l’appello dei dirigenti scolastici che hanno scritto al sindaco Giovanni Arena per sollecitare interventi urgenti sugli istituti del capoluogo alla luce della pandemia che rivedrà il normale svolgimento delle lezioni. Da questa emergenza, per lei, si può trarre lo spunto per rimettere al centro i ragazzi, futuro del paese, e l’intera comunità educante in cui la scuola ha un ruolo centrale.

Somigli sciorina una serie di dati con un’analisi che va al di là dei confini della provincia. “Occorre indagare – dice Somigli – sullo stato dell’edilizia scolastica in vista del rientro degli studenti nelle scuole a settembre, poiché le regole di distanziamento fisico imposte dall’emergenza Coronavirus obbligano ad un diverso utilizzo degli spazi.

Inoltre, un edificio su quattro non è stato costruito per essere una scuola, ma riadattato successivamente, soprattutto in Campania, Emilia-Romagna, Umbria, Calabria, Lazio, Ligura e Puglia”.

Somigli prova a vedere il bicchiere mezzo pieno. “Siamo davanti a una emergenza, ma anche a una grande opportunità: ripensare lo sviluppo del paese mettendo realmente al centro i minori e promuovendo comunità educanti.

La scuola è un fattore centrale in questo processo, anche se non l’unico. Abbiamo una edilizia scolastica vecchia, come anno di costruzione, ma non è da meno il modello educativo per il quale sono stati progettati gli edifici o, peggio, sono stati riconvertiti.

Penso invece al Centro educativo di Mirto a Partinico, voluto da Danilo Dolci e ideato con gli stessi ragazzi e abitanti a meta’ anni ’70, con aule e spazi a misura di bambino e pensati per una didattica innovativa. Dopo 45 anni, però, quell’approccio e’ considerato ancora ‘nuovo’ e non è diventato esperienza diffusa nel paese”. 

La presenza di complessi storici o comunque edifici vetusti, varia da una regione all’altra. “Se si prendono in considerazione edifici che hanno almeno cento anni, in Liguria circa il 20% del patrimonio edilizio scolastico è stato costruito prima del 1920, in Piemonte il 16% e attorno al 10% in Lombardia, Valle d’Aosta, Emilia-Romagna, Toscana e Friuli Venezia Giulia.

Le regioni dove incide maggiormente la presenza di edilizia scolastica post 1976 sono Puglia, Molise, Calabria e Sardegna.

In questi territori, circa la metà del patrimonio di edilizia scolastica è stato costruito negli ultimi 45 anni. Le regioni con minor presenza di edifici costruiti dopo il ’76 sono Liguria (23%), Veneto (20%) e Piemonte (7%). Nel caso di Piemonte e Veneto però incide anche l’alta quota di edifici per cui questa informazione non è disponibile: 36% in Veneto, 58% in Piemonte.

La quota di edifici costruiti dopo il 1976 è più bassa soprattutto nelle città principali, dove i servizi scolastici si sono sviluppati storicamente prima”.

Somigli prende in considerazione un altro aspetto: “Secondo i dati elaborati da Coni Bambini e Openpolis, circa il 77% degli edifici scolastici è stato costruito già con questa funzione, mentre quasi un edificio su 4 (23%) è stato riadattato solo inseguito per un uso scolastico.

Anche in questo caso  le percentuali variano molto da regione a regione. Si trovano infatti al di sotto della media nazionale Campania (61% di edifici costruiti appositamente per uso scolastico), Emilia-Romagna (69%), Umbria e Calabria (70%), Lazio (73%), Liguria e Puglia (75%). Oltre l’85% degli edifici era concepito per un uso scolastico già al momento della costruzione in Abruzzo, Sardegna, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Molise”. 

Infine fa un appello alla luce della lettera dei ds al sindaco: “Le richieste – conclude Somigli – dei dirigenti scolastici della città di Viterbo meritano una profonda riflessione e una risposta opportuna è doverosa, che sia più che mai chiara e concreta, per dar seguito a un progetto di sensibilizzazione e rieducazione del rapporto insegnamento-apprendimento, che non potrà più prescindere dalla pandemia che ancora affligge il nostro pianeta”. 

Paola Pierdomenico

 – Inizio anno scolastico a rischio, servono interventi urgenti


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31 luglio, 2020

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