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Il giornale di mezzanotte - Cultura - Il cantante lirico sulla mostra fotografica At Home del giornalista di Tusciaweb Daniele Camilli

Una fetta di realtà raccontata senza patinatura…

di Alfonso Antoniozzi
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Viterbo - Alfonso Antoniozzi

Viterbo – Alfonso Antoniozzi

Viterbo - L'esposizione fotografica At Home

Viterbo – L’esposizione fotografica At Home

Viterbo - L'esposizione fotografica At Home

Viterbo – L’esposizione fotografica At Home

Viterbo – Il fascino dell’arte fotografica è che in ogni scatto l’occhio di chi guarda, se è attento, può individuare due ritratti precisi: quello presente nella foto e quello di chi ha deciso di scegliere di fissare per sempre quell’istante.

Le foto di Daniele Camilli, come tante finestre spalancate su altrettante esistenze, ci obbligano a guardare dove spesso per abitudine, per convenienza, per riserbo, a volte anche per paura, evitiamo di volgere il nostro sguardo: nelle vite di chi sentiamo lontano da noi, dentro realtà che sembrano orbitare a universi di distanza dal nostro e che pure, come questi scatti dimostrano, esistono, respirano, vivono e sognano a un passo dalle porte delle nostre case.

Sembra di vedere, o almeno così a me è sembrato, gli scatti che raccontarono l’Italia della ricostruzione dopo quella rovina che fu la Seconda Guerra Mondiale, quando gli artisti in generale e gli artisti dell’immagine in particolare decisero di smettere di raccontare l’Italia dei telefoni bianchi, l’Italia della buona borghesia, l’Italia “vincente” e si inventarono il neorealismo nello sforzo di raccontare tutte le diverse Italie puntando l’obiettivo su storie che, nel comune sentire, non avevano dignità di esser raccontate.

Come allora, anche noi oggi abbiamo l’imperativo categorico di ricostruire. L’emergenza epidemiologica è stata, e purtroppo è ancora, una guerra che ha fatto e continua a fare vittime, e se ricostruire il tessuto economico del Paese pare essere l’imperativo categorico, oggi come allora è altrettanto imperativo ricostruirne il tessuto sociale.

Camilli fa un primo passo, catturando lo sguardo del passante distratto e raccontando senza alcuna patinatura una fetta importante di realtà.

Le mascherine imposte dall’emergenza sanitaria nascondono parte del volto, ma hanno un indiscutibile vantaggio: portano necessariamente l’attenzione sugli occhi. Non posso fare a meno di ricordare la performance di Marina Abramovic, che per sette ore al giorno si mise a disposizione di chi volesse per guardarsi reciprocamente negli occhi per un tempo illimitato: accadde che ogni persona che si sedette davanti a lei ha dato qualcosa, ha ricevuto qualcosa, nessuno ne uscì senza essere toccato.

Gli occhi di chi ci guarda da quelle fotografie hanno la medesima potenza: è impossibile non essere toccati da quegli sguardi, impossibile non riconoscere negli occhi altrui una comune appartenenza al genere umano, ai medesimi sogni, ai medesimi fallimenti, al medesimo desiderio di essere felici.

Dicevo in premessa che ogni fotografia fornisce due ritratti, quello del soggetto e quello del fotografo.

Le foto di Camilli raccontano molto, a chi sa leggere, della vita e del pensiero di chi ha deciso di scattarle. Senza avere la presunzione di aver capito, il che sarebbe la morte dello spettatore e la tomba dell’arte, a me pare che queste foto aprano uno spaccato chiaro sulla storia personale di un uomo che non ha paura di raccontare, che non usa filtri, che con determinazione interpreta il suo ruolo di giornalista legandolo al filo di una forte coscienza civile e, credo, alla ferma convinzione che da ogni singolo gesto quotidiano di ciascun cittadino, e ancor più di chi ha per mestiere quello del racconto e dell’informazione, dipende la costruzione di una società, e quindi di un futuro, migliore.

Alfonso Antoniozzi


Multimedia: Fotogallery: At Home – L’allestimento dell’esposizione – Video: 17 scatti per raccontare il Covid

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15 luglio, 2020

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