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Operazione "Sottovuoto" - Notificate quattro misure di custodia cautelare

Sgominata banda di narcotrafficanti nella capitale, li riforniva il boss Ismail Rebeshi

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Viterbo – (sil.co.) – “Io stavo per spararmi con quello di Viterbo, per questo mi sono raffreddato”.

“Quello di Viterbo” è Ismail Rebeshi, detto Ermal. Ovvero il boss albanese di mafia viterbese. Condannato in primo grado a 12 anni di carcere per associazione di stampo mafioso. Che nel capoluogo avrebbe voluto il controllo del mercato della cocaina, rifornendo contemporaneamente altre piazze, come la Sardegna.

Avrebbe rifornito, si scopre, anche la zona a sud della provincia di Roma e il litorale tra Ardea e Pomezia, dove ieri la polizia capitolina ha messo a segno un’importante operazione antidroga.

E’ l’operazione “Sottovuoto”, sfociata in 11 indagati, per quattro dei quali sono scattate altrettante misure di custodia cautelare, messa a segno dagli uomini della squadra mobile della questura di Roma, che hanno avuto la collaborazione degli investigatori della Tuscia.

Due sono le persone portate in carcere, ad altre due sono stati notificati gli arresti domiciliari. Sette persone hanno l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.


Ismail Rebeshi

Ismail Rebeshi


Le indagini riguardano il periodo compreso tra maggio 2018 e giugno 2019. La droga sarebbe stata fornita principalmente da un certo “Ermal di Viterbo”.

Ed Ermal, come è noto, è il nome con cui veniva appellato Rebeshi dai componenti del sodalizio criminale italo – albanese specializzato in attentati incendiari e atti intimidatori come le teste mozze di animali, attivo nel capoluogo tra il 2017 e il 2018.


Operazione "Sottovuoto"

Operazione “Sottovuoto”, la droga sequestrata


Tutto, secondo i particolari resi noti dalla questura di Roma, sarebbe partito dall’arresto di un 37enne incensurato che aveva in macchina quasi 10 chili di hashish: una quantità troppo ingente per essere solo un piccolo spacciatore.

Capito che l’uomo faceva il trasportatore per qualche organizzazione, sono cominciate le indagini, fino a scoprire un gruppo criminale composto da uomini italiani e albanesi con base operativa ad Ardea.

A capo dell’organizzazione ci sarebbe stato un uomo conosciuto come “Lele”, un personaggio con un’importante carriera criminale alle spalle che a ogni trattativa per l’acquisto di droga si presentava con una pistola e un colpo in canna.

“L’unico di cui Lele aveva paura, tanto da avergli fatto dire una volta ‘io stavo per spararmi con quello di Viterbo, per questo mi sono raffreddato'”, si legge nel comunicato dell’operazione Sottovuoto.

Ismail Rebeshi-Ermal, 38 anni, a Viterbo era gestore di un autosalone e un locale notturno. In carcere per droga, con l’accusa di spacciare tra la penisola e la Sardegna, è finito il 26 novembre 2018 e da quel giorno non è più uscito. Detenuto in regime di carcere duro al 41 bis, è difeso dall’avvocato Roberto Afeltra del foro di Roma. Era l’operazione Ichnos, per cui un mese fa è stato condannato a sei anni in primo grado con l’abbreviato. Il 25 gennaio 2019 gli è stato notificato l’arresto per mafia viterbese, per cui è stato condannato l’11 giugno 2020 a 12 anni, sempre con lo sconto di un terzo della pena del rito abbreviato. Il 22 febbraio ci sarà l’appello.

Lele non si faceva problemi a tirare fuori l’arma quando c’era da minacciare qualcuno e ottenere condizioni più vantaggiose per l’acquisto degli stupefacenti. Braccio destro dell’uomo erano Florian e Giorgio, altri due albanesi, che si occupavano anche di trovare i posti in cui conservare la droga: tra questi, un’azienda agricola a Laurentina.

Minacce e pistole per avere la droga, così avrebbe operato la presunta banda di narcotrafficanti, secondo gli inquirenti una vera e propria organizzazione criminale, anche in questo caso italo-albanese, sgominata con la retata di ieri.


Operazione "Sottovuoto"

Operazione “Sottovuoto” – L’arma sequestrata

 


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10 febbraio, 2021

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