Civita Castellana – (sil.co.) – All’udienza dello scorso 18 ottobre non si è presentata a testimoniare contro l’ex padrone di casa accusato di stalking, tanto che il giudice ha disposto l’accompagnamento coattivo della presunta vittima da parte dei carabinieri. Lunedì è venuta in tribunale ed è stata un fiume in piena.
Una vicenda di affitti in nero scoperti dalla guardia di finanza, per cui il padrone di casa avrebbe detto all’inquilina: “O paghi la multa o vieni a letto con me”. Una vicenda in cui, a sorpresa, è spuntata anche una “casa rifugio” data ufficialmente in comodato d’uso a un centro antiviolenza di cui l’imputato era vicepresidente.
Guardia di finanza
Protagonista e parte civile al processo una 57enne di Civita Castellana, che nel frattempo si è trasferita a Castel Sant’Elia, la quale accusa l’ex padrone di casa (e all’epoca vicepresidente dell’associazione contro la violenza sulle donne da lei fondata) di atti persecutori e anche di averla ricattata chiedendole delle prestazioni sessuali in cambio di una multa di 8mila euro presa quando la guardia di finanza per averle affittato l’abitazione al nero.
“O mi dai ottomila euro oppure vieni a letto con me”, le avrebbe detto.
“Le nostre famiglie si sono conosciute nel 2014 ed è nata una bella amicizia, finita quando lui e la compagna si sono lasciati. Io e il mio compagno gli siamo rimasti vicini per un periodo, poi lui ha iniziato a chiedermi di vederci da soli e a farmi degli strani discorsi. A doppio senso”, ha proseguito.
“Mi chiedeva particolari dei rapporti sessuali tra me e mio marito e mi voleva raccontare dei suoi con la compagna”, ha spiegato l’ex inquilina dell’imputato.
I rapporti si sarebbero chiusi nel peggiore dei modi nella primavera del 2017. “A maggio io e il mio compagno ci siamo sposati, poi per dei miei problemi di salute siamo stati per un periodo a Pavia. Al ritorno abbiamo trovato la porta di casa incatenata col lucchetto, senza preavviso e con tutte le cose nostre dentro. Abbiamo aperto e siamo rientrati”.
L’imputato l’avrebbe quindi minacciata: “Me lo sono trovato sotto casa con una catena al collo che mi faceva il verso ‘te la metto alla gola’ mentre con una mano brandiva una mazza da baseball”.
La presunta vittima si sarebbe trovata all’uscio i finanzieri: “Per la casa avevamo un regolare contratto a nome mio per 400 euro al mese, poi c’erano altri 300 euro al mese che versavamo al nero per l’abitazione al piano di sotto dove fino a qualche tempo prima abitava da sola una vicina che poi si è ammalata ed è venuta a vivere a casa mia”, ha detto.
“L’avevamo trasformata in casa rifugio per le donne che si rivolgevano al centro antiviolenza da me fondato e di cui l’imputato era vicepresidente, cui l’immobile figurava essere stato dato in comodato d’uso”, ha proseguito la 57enne.
Dopo la multa, l’imputato sarebbe andato su tutte le furie: “Mi ha detto: ‘La soluzione c’è, o vieni a letto con me oppure paghi gli 8mila euro di multa alla guardia di finanza’”.
Il processo riprenderà il prossimo 27 gennaio.
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