Domenico Lippolis con la moglie Gianfranca Porcu
Viterbo – (sil.co.) – Carabiniere morto dopo un intervento chirurgico a Belcolle: “Non era un’operazione salvavita”. Per questo la famiglia chiede che vengano disposte ulteriori indagini relativamente all’opportunità di sottoporre il paziente all’intervento in seguito al quale è deceduto.
Si è tenuta giovedì davanti al gip Giacomo Autizi, che si è riservato, l’udienza di opposizione alla richiesta di archiviazione delle fascicolo aperto dalla procura sulla morte di Domenico Lippolis.
E’ il maresciallo dei carabinieri, sposato e padre di cinque figli, morto all’età di 63 anni il 7 febbraio 2020 all’ospedale di Viterbo, dove era stato sottoposto a un intervento chirurgico a distanza di poco più di un mese da un ictus che lo aveva colpito la vigilia di Capodanno. I parenti della vittima si chiedono se quell’operazione non dovesse essere sconsigliata alla luce delle condizioni di salute del loro congiunto.
La vedova Gianfranca Porcu e i figli Davide, Giovanni, Angela, Federico e Francesco, rappresentati dagli avvocati Matteo Moriggi e Simone Maria Fazio, hanno spiegato giovedì al gip del tribunale di Viterbo perché, in base alle conclusioni del proprio consulente medico-legale, ritengono necessario un supplemento di indagini.
Il giudice Giacomo Autizi cui spetta ora l’ultima parola
“Abbiamo insistito – spiegano i difensori dei familiari – sulle mancanze della consulenza del pm, nel senso che ci sono alcuni elementi che la consulenza dell’accusa evidenzia e che non contestiamo, ma ci sono anche degli altri elementi, relativi alla scelta di operare non all’atto chirurgico in quanto tale, ma alla scelta di operare che la relazione non ha considerato. Parallelamente ci sono le consulenze tecniche nostre delle parti offese che invece su quegli stessi elementi riconoscono la colpa medica”.
“Secondo i consulenti della procura, l’operazione, giudicata concausa della morte, è stata correttamente effettuata, per cui non ci sono errori medici nell’intervento chirurgico. Ma secondo noi il problema è che l’operazione non andava proprio fatta. Per i nostri periti andava sconsigliata, per il recente ictus e perchè non si trattava di un’operazione salvavita”, ricordano i legali Fazio e Moriggi.
L’ultima parola spetta adesso al giudice per le indagini preliminari.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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