Viterbo – (sil.co.) – Scontro furgone-bicicletta sulla Cassia Nord vicino al cimitero, manca solo un ultimo testimone per chiudere il processo per lesioni stradali e omissione di soccorso a carico di un artigiano viterbese finito nei guai in seguito al presunto investimento di un ciclista trovato a terra ferito e privo di sensi dai soccorritori la sera del 20 giugno 2017. Dovrà chiarire il giallo della dinamica, visto che l’imputato fin dal principio nega di avere mai travolto la presunta vittima e che sui mezzi non ci sono tracce.
Erano circa le 18,50 quando il furgone di una vetreria del capoluogo, alla cui guida c’era il titolare, un viterbese di 45 anni, avrebbe urtato la bicicletta condotta da un sessantenne. Nessuna traccia dell’impatto sul mezzo e sulla bicicletta.
Il processo, cominciato tre anni fa, avrebbe dovuto concludersi giovedì dopo avere sentito l’ultimo testimone, il perito Zingale, citato per ulteriori chiarimenti sulla dinamica del sinistro avvenuto sulla Cassia Nord, nel tratto a tre corsie in uscita sulla Tuscanese, a senso unico di marcia.
A causa di un legittimo impedimento del teste, però, il giudice Elisabetta Massini ha rinviato l’udienza al prossimo 3 giugno, quando sono previste anche discussione e sentenza.
La vittima si è costituita parte civile con l’avvocato Giuliano Migliorati, mentre l’assicurazione è assistita dalle legale Francesca Bufalini.
Viterbo – Il 118 e la polizia locale – foto di repertorio
Ad avere la peggio il ciclista, portato in ambulanza al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle, dove gli furono diagnosticate le fratture della clavicola sinistra e di due costole, con una prognosi di trenta giorni.
All’arrivo della municipale e del 118, il ciclista era a terra, nessun segno visibile dell’impatto sulla bicicletta. Ma la vittima, ai vigili urbani, disse di essere stato investito dal furgone di una vetreria, indicando il nome dell’attività stampato sul mezzo.
Agli agenti che lo stavano aspettando presso la sua ditta, il conducente disse che in effetti aveva trovato un ciclista in quel tratto della Cassia, che viaggiava in mezzo alla strada, ma di essere riuscito ad evitarlo e di non aver sentito alcun impatto. Neanche sul veicolo dell’artigiano furono trovate tracce di un incidente.
E’ finita che i vigili hanno multato il ciclista perché la bicicletta era priva di campanello e fari, mentre il conducente del furgone è stato denunciato a piede libero per fuga ed omissione di soccorso. Al fascicolo si sono poi aggiunti i referti clinici relativi alle lesioni riportate dalla vittima.
Particolarmente significativa è stata l’udienza del 25 ottobre 2020, nel corso della quale si è parlato della telefonata anonima al 118 che ha fatto scattare l’allarme.
Non si sa chi l’abbia fatta, ma è stata registrata ed è la chiamata con cui, la sera del 20 giugno di cinque anni fa, una donna ha chiesto i soccorsi per un ciclista rimasto a terra ferito e privo di sensi dopo essere stato sbalzato dal mezzo.
Sul posto il personale dell’emergenza sanitaria con l’ambulanza e la polizia locale per i rilievi di rito, mentre le successive indagini, tra cui l’acquisizione del cd con la telefonata al 118 e del verbale di intervento dei sanitari, coinvolsero anche gli uomini della polizia stradale.
Articoli: Scontro furgone-bicicletta, la chiave della dinamica in una telefonata anonima al 118 – Scontro furgone-bicicletta sulla Cassia, presunto pirata della strada a processo
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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