Viterbo – (sil.co.) – Accusato dall’ex amante di averla seguita perfino al seggio elettorale durante il referendum del 2020, un cinquantenne viterbese con precedenti per omicidio è sotto processo per stalking davanti al giudice Roberto Colonnello.
I due, entrambi sposati, si sarebbero conosciuti sul posto di lavoro, dove sarebbero stati colleghi fino all’esplosione dello scandalo di una foto di lei nuda, mandata in stampa da mani ignote, un giorno in cui lui non era in azienda.
Martedì, a distanza di un anno e mezzo da quando è finito agli arresti domicliari col braccialetto, l’accusa ha chiesto una condanna a due anni di reclusione per l’imputato, difeso dall’avvocato Luigi Mancini. Repliche e sentenza sono state rinviate al 10 maggio.
Il legale, nel corso di una sentita arringa, ha ricordato come la perizia sul telefonino dell’imputato abbia dimostrato che la presunta vittima hacontinuato a bersagliare il suo assistito di messaggi dal tenore inequivocabile anche successivamente alla denuncia.
Violenza di genere – Foto di repertorio
Si parla di qualcosa come circa 400 messaggi scambiati tra luglio e settembre 2020, in uno dei quali la donna avrebbe scritto “ho comprato le manette e la benda”.
La relazione, durata il tempo di un’estate, si sarebbe concretizzata a luglio con due appuntamenti in un bed and breakfast. Ad agosto la vittima, pentita, avrebbe cercato di allontanare l’amante, che avrebbe preso a perseguitarla, arrivando a minacciarla con una pistola. Contemporaneamente, però, lo avrebbe tempestato di messaggi invitandolo a raggiungerla in piscina.
E’ stata la perizia forense disposta dal tribunale sul telefono del cinquantenne, sottoposto a sequestro il giorno dell’arresto, a dimostrare che tra i due il rapporto sarebbe proseguito, con decine di contatti quotidiani e uno scambio continuo e reciproco di messaggi.
Tutti dello stesso tenore: “Per me sei stato un angelo dal cielo, amore mio, mi manchi”. Il suo grande torto, secondo il difensore Luigi Mancini, sarebbe avere scontato dieci anni di reclusione per un omicidio, commesso in concorso con altri giovani nella seconda metà degli anni Novanta.
“Il mio assistito – ricorda il legale – è uscito dal carcere nel 2010 e fino al 2020, per dieci lunghi anni, non è mai successo niente. Poi ha allacciato una relazione con una donna sposata, che pur conoscendone i trascorsi non si è tirata indietro, la quale, quando ha deciso di chiudere il rapporto, ha detto tutto al marito per paura che lo facesse lui, raccontandogli chissà cosa, ed è corsa a denunciarlo, facendo leva sul suo passato”.
L’avvocato Luigi Mancini
“In un messaggio inviato il 12 settembre 2020, durante una cena di lavoro cui partecipavano entrambi, la parte offesa scrive all’imputato di andare via perché ha voglia di fare l’amore con lui e il giorno dopo gli comunica di essere felicissima di averlo fatto e che le piace il suo odore”, sottolinea la difesa.
“In un’altra occasione gli chiede di partecipare anche lui con sua moglie a un evento cui andrà col marito, in modo da poterlo almeno guardare e sognare di fargli delle cose”, dice ancora l’avvocato, secondo cui la parte offesa non è attendibile.
L’imputato, denunciato il 20 settembre 2020 e arrestato cinque giorni dopo, sarebbe stato insomma cercato dalla ex amante anche dopo essersi recata in caserma a sporgere querela assieme al marito, cui avrebbe confidato la relazione clandestina sostenendo di essere stata minacciata con frasi tipo “se mi lasci te la faccio pagare, ho amici nella criminalità organizzata”.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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