Mafia viterbese – Uno dei compro oro presi di mira dal sodalizio (nel riquadro Giuseppe Trovato)
Viterbo – (sil.co.) – Nei suoi negozi, secondo gli inquirenti, sarebbero passati oltre 4 chili di gioielli rubati e riciclati in cinque anni. E’ il boss Giuseppe Trovato che, nell’ambito di “mafia viterbese”, avrebbe dato vita al sodalizio criminale italo-albanese messo su con Ismail Rebeshi proprio per ottenere il controllo del mercato dei compro oro nel capoluogo.
All’epoca dell’arresto, il 25 gennaio 2019, il 47enne originario di Lamezia Terme, a Viterbo da una quindicina di anni, era titolare di tre compro oro, in via Garbini, via della Palazzina e viale Francesco Baracca. Ed era indagato, oltre che per gli attentati incendiari che hanno messo a ferro e fuoco la città tra il 2017 e il 2018, anche per evasione fiscale e riciclaggio.
Motivo per cui l’ex imprenditore è finito a processo davanti al collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini. Ma all’udienza di ieri il boss era l’unico presente, in videocollegamento dal carcere di Nuoro, dove sta scontando 12 anni e 9 mesi di reclusione in secondo grado per associazione di stampo mafioso. Erano infatti assenti i previsti quattro testimoni dell’accusa. Ergo, il processo è stato aggiornato al prossimo 28 giugno.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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