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Tribunale - Il genitore è imputato di maltrattamenti aggravati in famiglia - Parte civile la ex moglie

Padre dà sberla a figlia 15enne, il fratello può testimoniare al processo

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Violenza sulle donne - foto di repertorio

Violenza sulle donne – foto di repertorio

Nepi – (sil.co.) – Dà una sberla alla figlia quindicenne davanti a un bar poi la lascia in lacrime in mezzo alla strada e scappa in macchina nella notte col figlioletto di dieci anni. Era il 29 luglio 2020. Ebbene, a distanza di due anni, il bambino è stato giudicato in grado di testimoniare al processo. 

Ieri mattina davanti al collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini è stato ascoltato il perito Jacopo Bruni, lo psicologo specializzato nell’età evolutiva, il quale ha chiarito come il minore possa testimoniare al processo in cui il genitore, tuttora sottoposto alla misura del divieto di avvicinamento, è imputato di maltrattamenti aggravati in famiglia.

In aula, come testimone, anche una ex maestra, che ha insegnato sia al fratello che alla sorella durante le scuole elementari. Citata dai difensori Pierluigi Bianchi e Maria Cristina Rosa, ha sottolineato come i bambini fossero “empatici, simpatici, aperti e gioiosi”. “Solitamente era la madre che veniva alla riunioni, senza mai palesare difficoltà di tipo personale o familiare. I bambini erano assolutamente normali, sia nel comportamento che nel rendimento scolastico”.

Per la difesa ha testimoniato anche un’amica di famiglia, che col marito e i figli frequentava la coppia fino a 4-5 anni fa e anche lei non ha mai notato nulla di anomalo tra i coniugi e tra il padre e i figli. “C’era un rapporto normale, affettuoso, erano molto legati”, ha detto. 

Fu la ex moglie dell’imputato, parte civile con l’avvocato Luca Chiodi, che la sera del 20 luglio 2020 chiamò in soccorso i carabinieri e denunciò l’ex coniuge, dopo che la figlia l’aveva chiamata in lacrime dicendole che il padre, in seguito a un chiarimento scaturito in litigio con la nuova compagna dell’uomo, invece di difenderla, le aveva dato una sberla e se ne era andato via in macchina col fratello. 

Parte civile con l’avvocato Luca Chiodi la moglie, dalla quale era separato da pochi giorni quando, verso le 23 del 29 luglio 2020, è scattata la denuncia, al culmine, secondo l’accusa, di anni di vessazioni e botte alla donna e anche ai figli.Avrebbe picchiato la ex fin dall’inizio della relazione, cominciata a capodanno 1994, quando la futura moglie era ancora minorenne.

“Oggi mia figlia non doveva essere qui”, ha detto la moglie durante una delle udienze del processo, elencando i tanti episodi di violenza che hanno costellato il matrimonio. “L’ho denunciato quando ho capito che dovevo farlo per il bene dei ragazzi, che non sarebbe giovato alla loro crescita avere una madre che continuava a subire senza fare nulla per dire basta”, ha spiegato.

Il processo riprenderà il prossimo 19 luglio per sentire ulteriori sei testimoni della difesa.


Articoli: Dà una sberla alla figlia quindicenne, madre e sorella lo difendono – Picchia la figlia quindicenne davanti a un bar, la lascia in lacrime e scappa in macchina…


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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15 giugno, 2022

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