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Tribunale - Il fratello lo difende in aula: "Lui era contento di diventare padre, lei ha abortito senza dirgli niente"

La chiamava “assassina di bambini”, imputato per maltrattamenti aggravati

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I carabinieri di Rieti - Foto di repertorio

Carabinieri – Foto di repertorio

Marco Valerio Mazzatosta

Il difensore Marco Valerio Mazzatosta

Viterbo – (sil.co.) – “Lui era contento di diventare padre, si è arrabbiato perché lei ha abortito senza dirgli niente”. E ancora: “Quando sono arrivato lei gli stava tirando un bastone, mentre lui scappava”.  

Così martedì scorso in tribunale il fratello dell’imputato ha parlato dell’aborto che avrebbe posto fine alla relazione con la compagna e di quanto visto coi suoi occhi la notte tra il 7 e l’8 dicembre quando è andato a recuperare il congiunto.

Il fratello è imputato davanti al collegio di maltrattamenti aggravati in famiglia inseguito alla denuncia della sua ex, che si è costituita parte civile al processo con l’avvocato Daniele Nocera.

La sera della vigilia dell’Immacolata, secondo il difensore Marco Valerio Mazzatosta, la donna lo avrebbe prima costretto a salire in macchina con la scusa di un chiarimento e poi lo avrebbe obbligato a scendere mollandolo in mezzo alla strada nel cuore della notte. 

L’imputato si sarebbe ribellato, levando la chiave dal cruscotto e avrebbe picchiato la ex, riempiendola di lividi e costringendola a ricorrere alle cure dei sanitari dell’ospedale. 

“Mio fratello mi ha telefonato chiedendomi aiuto e io sono corso a prenderlo con un amico. Quando siamo arrivati noi sul posto e li abbiamo illuminati coi fari, lei gli stava tirando un bastone, mentre lui scappava”, ha raccontato il testimone della difesa.

La presunta vittima, sentita per prima in quanto parte offesa, disse in aula: “Mi ha picchiata mentre ero incinta, quindi ho deciso di abortire”. Era l’inizio di settembre e la decisione avrebbe posto definitivamente la parola fine alla relazione durata circa tre anni della coppia. 

“Assassina di bambini”, le avrebbe detto l’imputato, una volta appreso, a cose fatte, che non ci sarebbero più stati neonati da lì a breve.

Circostanza confermata dal fratello. “E’ vero che le ha detto ‘assassina di bambini’, perché lui, quando ha saputo che era incinta, è stato contento, era pronto a prendersi le sue responsabilità e a diventare padre. Quando, il giorno che dovevano andare insieme dal ginecologo, ha saputo presso lo studio che l’appuntamento era stato annullato, è stato uno choc scoprire che era perché lei aveva deciso di abortire senza dirgli niente”.

“Mio fratello, che si era detto pronto a diventare padre, ha saputo dell’aborto solo a cose fatte. Gli ha detto di avere abortito a Roma, ma non dove. E non gli ha mai mostrato una carta, un certificato, niente di niente. Nessuno di noi familiari ha mai visto niente, saputo niente dell’aborto”.

“Litigavano in continuazione, non erano fatti per stare insieme, a un certo punto io gli dissi ‘basta, chiudi’. Si capiva che non potevano andare avanti. Ma mio fratello di quel bambino che doveva arrivare era contento”.

Il prossimo 22 novembre sarà ascoltato l’amico che era in macchina col fratello la notte dell’Immacolata, quando è andato a recuperarlo in strada. Potrebbe essere anche il giorno della sentenza. 


Articoli: “Non l’ho picchiata quando era incinta, è stata lei a schiaffeggiarmi” – “Mi ha picchiata quando ero incinta, così ho deciso di abortire…”


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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14 luglio, 2022

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