Viterbo – La pistola filmata dalla ex
Viterbo – (sil.co.) – Piomba due volte a casa della ex e una volta la minaccia con una pistola fermandosi a dormire a forza, nonostante l’allontanamento e il divieto di avvicinamento a meno di 500 metri dalla donna che gli era stato imposto tre mesi prima.
È successo a febbraio e luglio del 2020, a ridosso del lockdown, in un appartamento del quartiere Santa Barbara.
Erano l’8 febbraio e il 13 luglio 2020. A luglio l’episodio più grave. Verso le undici e mezza di sera, l’uomo si sarebbe fatto trovare già in casa, armato di pistola, spaventando a morte la vittima e uno zio della donna, che ingenuamente gli aveva aperto. Le parti offese sono state chiuse a chiave dall’interno nell’abitazione, dove l’uomo è così riuscito a trascorrere la notte.
Fino a quando, all’alba, la ex non è riuscita a riprendersi le chiavi, mentre lui dormiva, uscendo sul pianerottolo per chiedere aiuto, chiamando la polizia.
Imputato in due distinti processi per avere violato la stessa misura cautelare, in vigore dal 28 novembre 2019, un pluripregiudicato viterbese 36enne è comparso giovedì davanti al giudice Alessandra Aiello che, su richiesta del difensore Luigi Mancini, ha unificato i due procedimenti. Gli viene contestata anche l’aggravante della recidiva. A suo tempo, nella richiesta di aggravamento della misura, viene definito dalla “poliedrica personalità delinquenziale”.
Intervento della polizia – foto d’archivio
Vittima una quarantenne. La pistola sarebbe caduta a terra dallo zaino dell’imputato, mentre stava facendo a botte in cucina con la ex, che ha raccolto prontamente l’arma, l’ha appoggiata sul tavolo e ha fatto un filmato, prima che l’uomo riprendesse la pistola, le strappasse il telefonino e chiudesse la porta a chiave da dentro, fermandosi a dormire.
“Aveva la pistola e ha minacciato di morte me e i miei figli, per cui l’ho lasciato fare, poi mentre dormiva ho ripreso le chiavi e sono uscita a chiedere aiuto per le scale”, ha detto la donna alla polizia.
Nonostante durante la successiva perquisizione a casa dell’imputato l’arma non sia stata trovata, il 36enne ne ha ammesso il possesso, spiegando: “Era una pistola giocattolo del tipo a gas che spara pallini di plastica, simile a quelle in dotazione della polizia. L’ho buttata nel secchione dell’immondizia dopo che l’aveva vista la mia ex compagna”.
Tribunale di Viterbo – La panchina rossa inaugurata il 25 novembre 2022
I precedenti
Il 27 novembre 2019, piantato definitivamente dalla ex “dopo otto anni di botte”, lui l’aveva picchiata per tenersi il cane. Assolto dall’accusa di maltrattamenti in famiglia perché ormai non stavano più insieme, il 3 marzo 2022 è stato condannato a sei mesi di reclusione per il solo reato di lesioni. Nel 2017 era stato già condannato a un anno e due mesi per violenza domestica, sempre ai danni della stessa donna.
A suo carico numerose denunce a piede libero e due arresti, a vario titolo, per maltrattamenti, violazione di domicilio, lesioni e violenza privata.
L’imputato è gravato, in particolare, da numerosi precedenti per lesioni, tra i quali il pestaggio con una prognosi di trenta giorni, il 15 febbraio 2016, di una quarantenne vicino a una sala giochi del capoluogo, aggredita per un debito, per il quale ha patteggiato una condanna a sei mesi per lesioni personali gravi e danneggiamento aggravato, venendo subito rimesso in libertà.
Nel 2017 è inoltre finito tra gli indagati di una maxinchiesta per associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio, anche per detenzione di sostanze stupefacenti.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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