![]() Siarhei Chykun |
![]() Il caso di Siarhei Chykun - Nella foto piccola, il giovane centauro |
![]() L'incidente |
![]() L'auto e la moto coinvolte |
– Un lavoratore instancabile che spendeva tutte le sue energie nell’azienda del padre.
Era così Siarhei Chykun, il 26enne di origine bielorussa morto domenica sull’Aurelia Bis. I suoi amici e parenti, che questa mattina hanno riempito la chiesa di Santa Maria del Soccorso per i funerali, lo rivedono nelle parole di Don Domenico Pieracci. Un ragazzo semplice, umile, senza grilli per la testa. Raramente lo si vedeva in giro: era sempre al lavoro.
E’ arrivato a Vetralla bambino, dopo il disastro di Chernobyl. Pochi anni di vita e già una storia tragica: il padre era morto; alla madre era stata revocata la patria potestà. Siarhei e i suoi fratelli hanno vissuto i loro primi anni in un orfanatrofio bielorusso.
Poi l’arrivo a Vetralla e la speranza di una vita normale, con due nuovi genitori che lo hanno accolto al colmo della felicità: Siarhei era il loro primo figlio. Dopo ne sono nati altri due, i fratelli italiani ai quali Siarhei ha sempre voluto bene, senza mai dimenticare quelli rimasti in Bielorussia. C’erano anche loro, questa mattina, al funerale di Siarhei. Sono arrivati ieri a Vetralla dopo un lungo viaggio e oggi erano lì, seduti tra i banchi della chiesa di Santa Maria del Soccorso, con gli occhi pieni di lacrime.
Tutto il paese si è stretto intorno ai familiari di Siarhei. Autorità e forze dell’ordine, dal sindaco ai comandanti dei carabinieri e della polizia locale. Tanti fiori bianchi e tanti giovani vetrallesi, dentro e fuori la chiesa, venuti a salutare per l’ultima volta il loro compaesano. Un ragazzo che conoscevano da sempre e che, ormai, era uno di loro.
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