– Morì tra i rottami della sua moto e dell’auto che gli sbarrò la strada. Era la vigilia di Ferragosto di due anni fa.
Siarhei Chikun aveva appena 26 anni. Se ne andò in un terribile schianto sull’Aurelia Bis. Una strada che, per tanti, è stata l’ultima.
La sua corsa si interruppe al chilometro 25. La Citroen C3 davanti a lui sterzò a sinistra mentre Siarhei tentava un sorpasso. L’impatto uccise il ragazzo all’istante, sotto il sole cocente di un primo pomeriggio d’agosto.
Dell’incidente risponderà D.D.G., trentenne di Arezzo. Il gup del tribunale di Viterbo Salvatore Fanti lo ha rinviato a giudizio per omicidio colposo. Era lui che, quel giorno, guidava la macchina che si scontrò con Siarhei. Subito dopo la sterzata, il giovane e la fidanzata, che sedeva accanto a lui, si videro arrivare la Yamaha Tmax del 26enne addosso.
Una vita di sacrifici, quella di Siarhei, fuggito dalla Bielorussia da piccolo, dopo la tragedia di Chernobyl. Il padre era morto. Alla madre era stata revocata la patria potestà. La sua unica speranza era una nuova famiglia in Italia. E a Vetralla l’aveva trovata, insieme al lavoro nell’azienda di legnami del padre, che forse un giorno sarebbe stata sua. Ma quel pomeriggio d’agosto ha cancellato tutto.
La coppia di Vetralla non aveva mai formalizzato l’adozione. Nonostante questo, il gup di Viterbo, per la prima volta in Italia, ha accolto la loro richiesta di costituirsi parte civile, sul presupposto che la coppia, comunque, conviveva da anni con la giovane vittima.
Parti civili anche i fratelli bielorussi di Siarhei.
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