![]() La pianta di fico su Porta Fiorentina |
![]() Lo sterco di piccione sulla base di Porta Fiorentina |
![]() Una delle decine di viti piantate su porta Fiorentina |
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– Che la città stia andando verso lo sfascio completo è sotto gli occhi di tutti. Viterbo così sporca e abbandonata non si era mai vista.
Passare però a prendere a calci i monumenti, segna un salto di qualità. Soprattutto perché i viterbesi, i tanto vituperati viterbesi, sono in realtà ogni giorno più sensibili alla tutela del patrimonio storico e e artistico della città.
I casi di porta Fiorentina, sollevato da una lettrice di Tusciaweb, e di porta Romana la dicono lunga sulla sensibilità del sindaco Marini e la sua giunta, in questo senso (gallery). Ma la dice lunga anche su quanto se ne freghi dei beni culturali la Soprintendenza.
Due porte storiche, che vanno tutelate, sono state ridotte a una pagliacciata e lesionate. Poco o tanto non importa. Il fatto è comunque gravissimo.
Alcune domande al sindaco e alla Soprintendenza sorgono spontanee.
E’ lecito avvitare centinaia di viti su porte come porta Fiorentina e porta Romana? E’ ammissibile che si dileggino con delle luminarie natalizie volgarissime dei tratti delle mura cittadine?
E’ possibile sapere chi dà certi permessi? Chi si arroga il diritto di deturpare la città e di ferirla irreversibilmente nei suoi monumenti?
La preoccupazione, signor sindaco, è che i nostri nipoti, i nostri pronipoti non possano più vedere le bellezze della città. Questa è una preoccupazione reale. Non una polemica sterile. Artefatta.
Non le basta di aver ridotto le fontane della città a dei fantasmi senza acqua, con i bassorilievi distrutti… Vuole distruggere anche le mura cittadine? Cioè il monumento più originale e importante della città. Mura medievali di questo tipo sono rarissime. Soprattutto per la loro integrità attuale. Caro sindaco Marini, ma cosa le hanno fatto le mura di Viterbo, vuole che i suoi nipoti non le possano ammirare?
A proposito di mura, vi ricordate quando crollò il tratto in via porta Fiorita, ebbene gli scienziati della Soprintendenza le rifecero fare, per mostrare che erano state ricostruite, come fossero un muretto di una villetta di campagna.
Una decisione frutto di una subcultura del restauro degna di una provincia come la nostra.
Ora però si piantano decine e decine di viti per appendervi le luminarie di Natale e la Soprintendenza che fa? Tace.
Incredibile.
Ora chi risarcisce la città del danno fatto?
Un’ultima cosa va detta a lei sindaco e alla sua giunta: la città non è casa vostra. Non potete decidere di danneggiare i monumenti perché a voi piacciono le luminarie da luna park e da sagra della porchetta. Con tutto il rispetto per la porchetta che rispetto a quello che state facendo è una cosa seria.
Ernie Souchak
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