– “Un intervento chiaro che mi fa ben sperare”.
E’ positivo il giudizio di Alvaro Ricci sulle dichiarazioni del candidato alla segreteria regionale del Pd Enrico Gasbarra sui costi della politica.
Affermazioni chiare che lo stesso segretario comunale ha trovato in linea con il pensiero di gran parte del partito. E che lo rendono sempre più convinto della sua scelta di sostenere l’ex presidente della Provincia di Roma nella corsa alla segreteria regionale del Pd.
Da segretario comunale del Pd, come valuta l’intervento di Enrico Gasbarra sui costi della politica?
“Le sue dichiarazioni mi fanno ben sperare – afferma soddisfatto Ricci -. Mi sembra chiaro e in linea con le nostre preoccupazioni sul disamore che il popolo manifesta nei confronti della politica.
Insieme ad altri colleghi, tra cui Francesco Serra e Roberto Innocenzi, avevamo denunciato questa situazione. Forse anche in ritardo – ammette -. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’introduzione dei vitalizi agli assessori esterni in Regione Lazio. Non potevamo tacere su questo ennesimo ampliamento dei privilegi della politica”.
Quindi è soddisfatto della reazione di Gasbarra?
“Sono stato tra i primi firmatari della sua candidatura alla segreteria regionale del Pd e sentirlo condividere questo atteggiamento contro in costi della politica, eliminando da subito i privilegi senza rimandare la discussione a chissà quando, mi fa ben sperare. Mi rende particolarmente orgoglioso di aver proposto la sua candidatura e ora di sostenerlo.
Mi sorprende la sua chiarezza: la lettera inviata a Tusciaweb non lascia ombra di dubbio sulla sua posizione”.
Ora, dunque, come dovrebbe agire la direzione del partito?
“Mi auguro si apra un dibattito sereno dentro il Partito democratico. Si deve prendere coscienza della distanza che c’è tra gli elettori e i partiti. Le forze politiche, responsabilmente, si mettano in sintonia con quello che è il comune sentire della gente. Se prendiamo cento persone – sostiene provocatoriamente Ricci – e gli chiediamo cosa ne pensano dell’abolizione di alcuni privilegi vergognosi come l’indennità di fine mandato e i vitalizi, tutte e cento risponderanno che vanno tolti da subito.
L’indennità è il risarcimento per aver subito un danno. Ma è un danno aver fatto il parlamentare o il consigliere regionale? – si domanda scettico -.
Se la politica e i partiti non lo capiscono, se non sono in linea con il comune sentire, è la fine. Ma attenzione, questo non significa anti-politica, vuol dire solo mettersi dalla parte della gente.
Dobbiamo ragionare in questa ottica, specie in questo momento in cui si chiedono sacrifici enormi alle fasce meno abbienti. La politica non può rispondere come ha fatto la Polverini. E’ semplicemente assurdo. Mi auguro che il mio partito si faccia interprete di queste istanze”.
Con queste affermazioni, secondo lei, Gasbarra ha voluto prendere le distanze da Ugo Sposetti?
“Mah – esita – su alcune questioni penso proprio di sì. Quello che dice Sposetti, il suo sistema di numeri in cui tra l’altro manca un riferimento all’indennità di fine mandato e al vitalizio che vanno a incidere sulla spesa pubblica, può essere anche giusto. Il punto, però, è un altro. E’ l’entità di questi compensi che non va. Tutta questa serie di numeri alla fine porta pure a dire che da noi la politica costa di meno che da altre parti, ma bisogna tenere conto che qui c’è una qualità scarsa e lo vediamo da come è ridotto il paese e che sono comunque cifre eccessive”.
Da dove iniziare quindi…
“Prima di tutto con l’abolizione del bicameralismo perfetto e poi con la diminuzione drastica del numero dei parlamentari e del numero dei consiglieri regionali: non è possibile che nel Lazio ce ne siano settanta. Il governo Berlusconi nel 2010 aveva ridotto del 10 per cento i consigli comunali e le giunte. E ha fatto bene, nel senso che, per me, quaranta consiglieri comunali a Viterbo sono troppi. Siamo arrivati a trentadue. Lo stesso per la giunta in cui si è passati da dieci elementi a sei. Ora bisogna ragionare così anche anche per i consiglieri regionali. Hanno fatto bene a fare dei tagli nel Comuni, ma il problema è un altro”.
E cioè?
“I Comuni non hanno poteri in merito, ma subiscono le decisioni del Parlamento. Parlamento e Regioni sono autonomi e decidono per gli altri. Non per loro, però. Anzi. Al massimo scelgono di estendersi i privilegi. Alla fine quindi chi va a pagare sono sempre gli enti comunali che hanno livelli di spesa irrisori rispetto ad altre istituzioni.
Per esempio, il sindaco di Viterbo percepisce 4500 euro lordi al mese, che sono secondo me adeguatissimi se non troppi. Un parlamentare o un consigliere ne prendono invece 15mila. Il paragone però non mi sembra equo, specie se si considerano le responsabilità e il lavoro no stop di un primo cittadino che è pieno di impicci e pensieri. Il sindaco deve rispondere, spesso in tempo reale alle esigenze delle persone. Il problema è che le indennità dei sindaci sono fissate dal Parlamento, mentre il Parlamento e le Regioni, molte delle indennità che prendono se le determinano da soli”.
In conclusione cosa propone?
“Via ‘sta roba subito – dice -. I partiti diano dimostrazione seria e coerente e si mettano in linea con la gente. Tiriamo la cinghia. Tutti, però. Nessuno deve prenderla come un attacco politico personale. I partiti si devono solo rendere conto della situazione e devono agire immediatamente. Tra l’altro nel mio partito si è aperta una discussione, mentre dal centrodestra non sento volare una mosca. Per loro va davvero tutto bene?”, si domanda rimanendo senza una risposta.
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