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Fabrica di Roma - Minacciò il suicidio col gas per solitudine - Pronta l'istanza al giudice per ottenere il ricovero al reparto di medicina protetta

Caso Randazzo, chiesto il trasferimento a Belcolle

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Il carcere di Mammagialla

Il carcere di Mammagialla

Trasferimento in ospedale nel reparto di medicina protetta.

Lo ha chiesto l’avvocato Daniele Saveri, difensore di Riziero Randazzo, il 49enne di Fabrica di Roma che, un mese fa, minacciò di far saltare in aria un’intera palazzina con una bombola del gas.

Randazzo è ancora a Mammagialla. La custodia cautelare in carcere, anche come misura temporanea, era l’unica soluzione che il giudice di Viterbo Gaetano Mautone poteva applicare nell’immediato.

Randazzo ha più bisogno di assistenza psichiatrica che del carcere. Ma finché sarà socialmente pericoloso non potrà essere messo in libertà. Solo trasferito dall’infermeria del penitenziario al reparto dell’ospedale riservato ai detenuti.

Ad agosto, il 49enne di Fabrica ha tentato il suicidio due volte in quattro giorni. Sempre col gas e col rischio di far esplodere il vicinato. “Non avrei mai fatto del male a nessuno, nemmeno a me stesso – ha detto all’udienza di convalida dell’arresto per procurato allarme, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale -. Non avevo veramente l’intenzione di uccidermi. Volevo solo attirare l’attenzione e parlare con qualcuno perché da un mese e mezzo non vedo anima viva. Sono solo”.

Anche a luglio aveva minacciato il suicidio altre due volte. Per un totale di quattro tentativi in meno di un mese.

I sanitari del Dipartimento di salute mentale di Civita Castellana, che lo hanno visitato il 17 agosto, hanno riconosciuto il suo disagio psicologico. Randazzo è stato visitato il 17 agosto e ha fatto ulteriori accertamenti medici il 2 settembre. Il giorno dopo era pronta la relazione del medico, che caldeggiava il trasferimento in ospedale.

Ora manca solo l’ok del giudice all’istanza dell’avvocato Saveri. Se verrà accolta, Randazzo potrà iniziare subito le cure.


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11 settembre, 2012

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