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Tentato suicidio con la bombola del gas - Il 49enne di Fabrica di Roma patteggia quattro mesi e torna in libertà

Il giudice a Randazzo: “Cerchi di trovare la sua strada”

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Il tribunale di Viterbo

Il tribunale di Viterbo

(s.m.) – Non capita spesso di vedere un giudice e un imputato parlarsi a distanza ravvicinata in aula. Ma da Riziero Randazzo ci si può aspettare anche questo.

Il 49enne arrestato a Fabrica di Roma, dopo aver minacciato di farsi esplodere col gas, ha patteggiato quattro mesi ieri mattina, per procurato allarme, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale. Ma prima di iniziare l’udienza, il giudice del tribunale di Viterbo Gaetano Mautone ha voluto scambiare due parole con lui. Guardandolo negli occhi da vicino.

“Noi oggi la liberiamo – ha spiegato a Randazzo, che lo ascoltava attento, in piedi, davanti alla cattedra -. E’ un atto di fiducia che vogliamo dimostrarle, sperando che lei non ci deluda. E’ pronto? Sta bene?”. “Sì signor giudice, grazie – ha risposto Randazzo -. Mi sento davvero molto meglio adesso”.

Randazzo non può più stare a Fabrica di Roma. Dopo aver rischiato di far saltare in aria il suo quartiere con le bombole del gas per due volte in tre giorni, i suoi vicini non vogliono neanche vederlo. A quel gesto lo aveva portato la solitudine. Un mese e mezzo senza vedere né parlare con nessuno lo aveva convinto a inscenare un suicidio per avere un po’ di compagnia. Per Randazzo si erano aperte le porte del carcere. Ma solo perché non era possibile trasferirlo subito al reparto di medicina protetta dell’ospedale Belcolle. Serviva, prima, la relazione di un medico. Il dipartimento di salute mentale di Civita Castellana gli ha fatto seguire un percorso terapeutico nell’infermeria del carcere.

L’avvocato di Randazzo aveva chiesto, subito dopo, il trasferimento a Belcolle. Ma il giudice ha respinto l’istanza perché non ce n’era più bisogno: Randazzo era migliorato così tanto da aver sospeso anche la cura farmacologica. La miglior terapia, per lui, a quel punto, non poteva che essere la libertà.

Ora se ne va a Prato dalla compagna e dal suo bambino di cinque anni. “Ho trovato lavoro”, ha detto stamattina al giudice. Mautone lo ha congedato con un sorriso e l’augurio migliore: “Cerchi di trovare la sua strada nella società”.


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22 settembre, 2012

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