– “Quando ci accorgemmo che il subappalto non risultava, bloccammo la procedura”.
A parlare è Adriano Santori. Il sindaco di Graffignano, tornato da pochi giorni in libertà dopo il blitz “Genio e sregolatezza”, ha testimoniato ieri mattina al processo “Miniera d’oro 2”. Un’altra inchiesta della forestale sugli appalti truccati che, però, non coinvolge direttamente il primo cittadino, ma il suo predecessore Fabrizio Marchini (già condannato) e i tre imprenditori Domenico Chiavarino, Ilvio Boccio e Federico Mecali.
I magistrati Fabrizio Tucci e Stefano D’Arma li hanno trascinati in tribunale per un paio di presunte gare truccate e un subappalto irregolare: quello dei lavori alla scuola elementare Lo Gatto di Graffignano. Per l’accusa, fu ceduto a Chiavarino dietro il pagamento di una tangente da 5mila euro all’ex sindaco Marchini. La ditta di Celleno si aggiudica l’appalto nell’estate del 2007.
In aula, all’udienza di ieri, il vicequestore aggiunto della forestale Marco Avanzo, ha raccontato di un appostamento alla sede della ditta Chiavarino del luglio 2008. Marchini entrò e uscì apparentemente senza niente in mano, ma quella stessa mattina Chiavarino aveva prelevato 5mila euro dal suo conto.
I lavori furono poi subappaltati all’imprenditore Carlo Conticchio, oggi parte civile al processo, ma un tempo indagato per corruzione in concorso con Chiavarino. “Conticchio non risultava avere alcuna titolarità per quei lavori – ha spiegato il sindaco -. Inizialmente sapevamo che era Chiavarino a eseguirli. Solo dopo verifiche più approfondite abbiamo capito che era Conticchio a portare avanti i lavori, benché non autorizzato”.
Il Comune ha bloccato i pagamenti, ritrovandosi con due creditori: da un lato Chiavarino, che avrebbe svolto il 70 per cento del lavoro; dall’altro Conticchio, cui era stata subappaltata la parte restante. La mancata autorizzazione al subappalto, secondo l’imprenditore, è stata una scorrettezza. “Avevo consegnato a Chiavarino tutta la documentazione necessaria – ha spiegato Conticchio, ieri, in aula -, compreso il Durc, documento unico di regolarità contributiva, che va sempre consegnato, per appalti e subappalti. Lui, questa documentazione, non l’ha presentata al Comune che, quindi, non ha ritenuto valido il contratto di subappalto”. L’amministrazione, per ora, prende tempo in attesa dell’esito del processo. Nessuno dei due imprenditori è stato pagato. Se si dovesse considerare nullo l’appalto alla Ati Chiavarino, il Comune salderebbe l’intero importo a Conticchio.
Il processo è aggiornato al 22 febbraio.
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