– E’ accusato di aver occupato una casa popolare. Ma non è la prima volta che Cesare Cataldi finisce nei guai per questioni riguardanti l’Ater.
Per il 24enne già coinvolto nell’inchiesta “Casa dolce casa” è da pochi giorni iniziato il processo al tribunale di Viterbo. Invasione di terreni o edifici, l’accusa. E anche stavolta c’entra l’Ater, in veste di parte offesa. Cataldi deve rispondere, insieme a un’altra imputata, dell’occupazione di un alloggio popolare. Occupazione che, secondo il suo avvocato, è del tutto “virtuale”.
“Non c’è mai stata – spiega il suo legale, Daniele Saveri -. Stavano sistemando questo locale, ma lo hanno lasciato praticamente subito. Di fatto, non l’hanno mai abitato. Per questo non può esserci occupazione”.
Nell’altra inchiesta sulle tangenti in cambio di alloggi popolari – chiamata “Casa dolce casa” -, Cataldi avrebbe avuto un ruolo ben preciso: per il pm Paola Conti, oltre a segnalare gli inquilini disposti a pagare per avere una casa, era l’addetto a sfondare le porte degli appartamenti. Di fatto, l’ultimo anello della catena. Prima di Cataldi, secondo la tesi accusatoria, venivano l’impiegato dell’Ater Antonio Iezzi, che avrebbe segnalato gli alloggi liberi, e l’ex sindacalista del Sicet Ugo Vizzini, che avrebbe preso contatti con persone bisognose di una casa popolare. Solo a quel punto sarebbe intervenuto Cataldi: secondo le indagini, una volta pattuita la tangente che gli inquilini dovevano versare, il ragazzo sfondava la porta e l’appartamento veniva occupato.
Cataldi fu arrestato per primo. Le manette, per lui, scattarono il 29 febbraio 2012. Stessa sorte, neanche un mese dopo per Vizzini. L’ultimo, e l’unico a finire in carcere, è stato Iezzi. L’ex sindacalista, invece, è rimasto per mesi agli arresti domiciliari. Quanto a Cataldi ha sempre avuto solo l’obbligo di firma.
I tre, al momento, sono tutti liberi. Aspettano l’avviso di conclusione delle indagini. Finché non arriva possono ancora sperare in un’archiviazione. Ma l’accusa è grave – associazione a delinquere finalizzata alla concussione – e gli inquirenti si sono mostrati più che certi degli indizi raccolti. Difficile che faranno un passo indietro.
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