– Prestavano soldi con un interesse annuo anche del 400%, stritolando l’imprenditoria nella morsa dell’usura.
Di questo sono accusati i quattro uomini finiti a giudizio davanti al tribunale di Viterbo.
Per i magistrati di via Falcone e Borsellino hanno messo in piedi un giro di usura radicato a Viterbo e provincia. Con una figura apicale: Angelo Valleriani, pensionato, ex funzionario della filiale banca di Roma di Viterbo. Un tratto in comune con la recente inchiesta portata a termine dalla squadra mobile: anche in quel caso risulta coinvolto un funzionario di banca, denunciato per usura aggravata in concorso con l’immobiliarista Daniele Califano.
Ma l’indagine su Valleriani & Co. è vecchia. I fatti risalgono al 2007.
E’ il processo che è nuovo di zecca: ieri la prima udienza, cinque anni dopo l’arresto di Valleriani.
Le manette scattano nell’estate del 2008. E’ l’operazione “Due ruote”: i carabinieri di Montefiascone individuano il bancario come principale punto di riferimento di un gruppo di strozzini della zona.
A far partire l’inchiesta, è la denuncia del titolare di una rivendita di moto. L’imprenditore racconta agli inquirenti di com’è incappato nella rete degli usurai. Aveva bisogno di soldi. Era in grosse difficoltà. Valleriani & Co. gli procurano la cifra che gli serve. Lì per lì, l’imprenditore riprende fiato. Ma ben presto si ritrova sull’orlo del fallimento.
Gli interessi sono altissimi: 8% su scala mensile e 350-400% su base annua, come accertato dalla consulenza fatta eseguire dai pm Fabrizio Tucci e Laura Centofanti. Somme esorbitanti. Impossibili da restituire.
Gli investigatori pedinano, intercettano, sequestrano documenti. Fino a ricostruire l’intero assetto del gruppo.
I conti da cui prelevare denaro per i prestiti usurai sarebbero intestati a Vincenzo Falcone. Gli addetti al riciclaggio degli “assegni sporchi”, con cui le vittime saldavano il conto, si identificherebbero, invece, in Amanzio Bellacanzone e Gianpaolo Bannetta. Tutti e tre imputati per usura aggravata insieme a Valleriani.
Altri soggetti ancora si occupavano di pressioni e minacce. Una “macchina da soldi” ben oliata, per gli inquirenti. In grado di muoversi con destrezza grazie alla qualifica di Valleriani, che lavorava all’ufficio recupero crediti della banca. Un modo agevole per scovare correntisti in difficoltà. La preda più facile per un usuraio.
Solo Valleriani finisce in arresto. Gli altri vengono denunciati a piede libero. Ora, a distanza di cinque anni, compaiono davanti ai giudici.
Stefania Moretti
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