Viterbo – Due condanne e due assoluzioni in primo grado a distanza di oltre dieci anni dal blitz dell’operazione Due ruote. Oltre a una serie di capi d’imputazione estinti per prescrizione.
Cinque anni e dieci mesi di reclusione a Angelo Valleriani, tre anni a Giampaolo Bannetta. Proscioglimento per Vincenzo Falcone (difeso dall’avvocato Maria Maurizi) e Amanzio Bellacanzone, nel frattempo deceduto.
Si è chiuso così, ieri, davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei, il processo iniziato cinque anni fa al direttore di banca e a tre presunti complici accusati di usura, minacce e tentata estorsione in concorso.
Presunte vittime, secondo l’accusa, diversi imprenditori in crisi intercettati da Angelo Valleriani, all’epoca funzionario del Banco di Roma, arrestato nel 2008 nell’ambito dell’operazione Due Ruote.
Due ruote, come gli scooter venduti presso una concessionaria di Montefiascone il cui titolare, all’epoca 24enne, nel 2007 fece scattare le indagini con la sua denuncia per fatti relativi a tre anni prima.
L’uomo, che si è costituito parte civile, con l’avvocato Orietta Celeste, nel frattempo ha avuto accesso al fondo antiusura.
A lui il collegio ha riconosciuto 15mila euro di provvisionale – 10mila da Valleriani e 5mila da Bannetta – in vista di un più cospicuo risarcimento del danno in sede civile. L’avvocato Celeste ha già presentato un conto di 300mila euro.
Accusato di prestiti a un tasso fino al 400% annuo, Valleriani avrebbe intercettato imprenditori in difficoltà in quanto all’ufficio recupero crediti. A Vincenzo Falcone, secondo la procura, sarebbero stati intestati i conti. Amanzio Bellacanzone e Giampaolo Bannetta, invece, sarebbero stati incaricati di “lavare” i soldi.
Il titolare della concessionaria falisca, tra il 2004 e il 2005, avrebbe ricevuto prestiti per circa 400mila euro e ne avrebbe restituiti oltre 600mila. In seguito alla denuncia, nel garage di Valleriani, nascosti sotto un sacco di cemento, sono stati rinvenuti dai carabinieri assegni della presunta vittima.
In un caso, l’imprenditore, per evitare che venisse posto all’incasso un assegno da 42mila euro, ne avrebbe denunciato lo smarrimento. Al che i suoi aguzzini, per convincerlo a ritrattare, gli avrebbero presentato una fattura falsa per l’acquisto di 50 televisori, minacciandolo di guai. Si sarebbe convinto a denunciare quando, sull’orlo del fallimento, avrebbero tentato di portargli via l’azienda
La presunta vittima sarebbe un truffatore seriale, secondo i difensori Marco Russo e Giuliano Migliorati, che assistono Valleriani. “Non è attendibile, a suo carico ci sono 20-25 procedimenti per truffa e appropriazione indebita”, hanno detto al collegio durante la discussione, sottolineando le tante lacune e i pochi riscontri emersi, secondo loro, durante il processo, nel corso della testimonianza sua e delle altre presunte vittime.
Per l’avvocato di parte civile dell’imprenditore: “Valleriani si faceva promettere e dare interessi usurai da un imprenditore in stato di bisogno che, nonostante avesse all’epoca solo 24 anni, ha trovato il coraggio di denunciare quando ha capito che l’obiettivo era portargli via l’azienda. Lui ha forse fatto il passo più lungo della gamba, ma si fidava di quel funzionario di banca. Lo ha denunciato dopo tre anni, a aprile 2007, quando sono arrivati a minacciare sua madre nella concessionaria, per cui si è confidato coi familiari”.
Silvana Cortignani
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