![]() Il tribunale di Viterbo |
– Violenza sessuale sulla moglie, condannato.
Il collegio dei giudici presieduto da Ernesto Centaro (Franca Marinelli e Salvatore Fanti a latere) ha condannato ieri mattina P.L. a una pena di tre anni e sette mesi per i fatti accaduti tra il 2003 e il 2008 nei confronti della ex moglie.
La donna, di origine polacca, avrebbe subito per anni una serie di soprusi da parte del marito, diventati sempre più pesanti e insostenibili nel febbraio del 2008 quando lei si è infine decisa a denunciarlo.
Alle botte e ai maltrattamenti si sarebbe aggiunta, in alcuni casi, anche la violenza sessuale. L’uomo, secondo quando ricostruito dall’accusa, avrebbe infatti preteso dei rapporti dalla moglie anche quando lei non ne voleva sapere.
Una volta, secondo il racconto della donna ascoltata in una delle scorse udienze, P.L. avrebbe provato a fare sesso con lei mentre stava dormendo nel letto insieme alle figlie e ha desistito soltanto quando si è accorto che le piccole si stavano svegliando.
P.L., muratore di professione, non è la prima volta che ha a che fare con la giustizia. Il 25 gennaio scorso era stato già condannato a nove mesi con l’accusa di lesioni aggravate per aver dato una martellata in testa, nel 2008, a un uomo di Tuscania che non lo pagava.
Durante il processo il legale dell’uomo, l’avvocato Domenico Cancilla, ha portato come prova difensiva una conversazione audio tra la ex moglie di P.L. e la sua attuale compagna. Quest’ultima, infatti, aveva instaurato un ottimo rapporto con la presunta vittima e un giorno, dopo essersi nascosta tra gli abiti un registratore vocale, l’avrebbe spinta a confidare quando accaduto.
“Nella conversazione – ha detto in aula l’avvocato Cancilla – emerge chiaramente come la donna ammetta di aver esagerato con le accuse al marito perché intimorita dal fatto che lui potesse toglierle le figlie”.
L’avvocato Giuseppe Pierdomenico, che ha rappresentato la donna costituitasi parte civile nel procedimento, ha però smontato la prova appellandosi al fatto che le dichiarazioni della sua assistita erano state indotte da una conversazione troppo mirata e quindi poco attendibile.
Ricostruzione accolta dal collegio dei giudici che, alla richiesta di pena di quattro anni di detenzione fatta dal pm Renzo Petroselli, ha condannato l’uomo a tre anni e sette mesi più il versamento immediato di cinquemila euro alla donna.
Ma il legale Cancilla promette battaglia ed è pronto all’appello non appena saranno depositate le motivazioni della sentenza per le quali è stato fissato un termine massimo di 90 giorni.
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