– Detto fatto.
Lo staff di SmartArt di ieri mattina si è presentato al completo a piazza Fontana grande per il primo sopralluogo al monumento (fotocronaca).
Dopo l’appello lanciato da Tusciaweb per salvare Fontana grande dall’incuria, lo staff di SmartArt, spinoff Unitus – dipartimento di Scienze dei beni culturali inserito nell’incubatore ICult, ha aderito prontamente mettendo a disposizione le proprie competenze scientifiche.
Al primo sopralluogo erano presenti il presidente di SmartArt Francesco Ciprini, il coordinatore del progetto Emanuele Della Torre, Paolo Gaetani, restauratore di fama internazionale che da poco ha concluso il restauro della fontana delle 99 cannelle dell’Aquila, il professore e storico Luciano Osbat, Daniele Avanzati che ha discusso una tesi sulle fontane di Viterbo e Rosangela Faieta, tecnologa del restauro.
Il restauratore Gaetani ha prima osservato con attenzione la fontana, le varie perdite d’acqua, i rattoppi fatti nel corso degli anni e poi ha stilato una prima scaletta per affrontare la situazione. “Per prima cosa – ha spiegato – dobbiamo capire la dinamica del degrado e intervenire per fermarlo. Quello che possiamo vedere è che finora la prassi conservativa e manutentiva non ha risposto nei modi adeguati. E purtroppo nel tempo sono stati eseguiti restauri con criteri e materiali non adatti, si vedono chiaramente supporti e stuccature in cemento che andrebbero sostituiti”.
Come è stato più volte sottolineato dagli esperti durante il sopralluogo le fontane viterbesi, sono autentiche opere d’arte e in quanto patrimonio culturale della collettività devono essere attentamente tutelate.
“Quello che si dovrebbe fare – dice ancora Gaetani – è analizzare l’acqua, che rappresenta il primo fattore di degrado. E andare anche a capire la formazioni delle alghe. In secondo luogo studiare come arginare alcuni fenomeni come il trafilaggio dell’acqua dalla vasca principale. Qui la soluzione potrebbe essere una guaina impermeabile messa a rivestimento della vasca. E poi è fondamentale la manutenzione, perché allontana il successivo restauro che è sempre un intervento invasivo per il monumento”.
Insomma, secondo quanto spiegato dallo staff di esperti del restauro, una corretta strategia conservativa si sviluppa attraverso due indirizzi operativi: la manutenzione che implica interventi indiretti di controllo e interventi diretti di sostanziale prevenzione e contenimento dei fenomeni, e il restauro, procedura di integrale recupero estetico e funzionale dell’opera. In ogni caso è indispensabile il supporto di scienziati competenti.
Il messaggio lanciato ieri mattina è chiaro: Fontana grande, come tutte le altre fontane viterbesi, per il valore storico artistico e di testimonianza di un’intera collettività, richiede con urgenza un nuovo approccio conservativo, improntato appunto a rigorosi criteri scientitifici.
“Le fontane di Viterbo – ha detto Luciano Osbat – erano l’espressione della società viterbese, che usa l’acqua per la propria sopravvivenza. Forse nessuna città italiana ha tante fontane in luoghi pubblici come Viterbo. La fontana con l’acqua che scorreva, che usciva da tutti i condotti, che zampillava era testimonianza del benessere della città e dei suoi abitanti”.
In ogni piazza, luogo pubblico un tempo c’era una fontana. Una bella fontana che era centro di vita sociale ed economica. Era un servizio vitale per la società. Oggi la situazione è radicalmente cambiata. Le fontane non sono più servizi utili, ma dovrebbero essere monumento da tutelare, veri e propri beni culturali da proteggere, e non messi a caso in un parcheggio.
Lo staff di SmartArt prima di lasciare Fontana grande ha dato anche alcuni consigli utili: “evitare il più possibile l’azione antropica, ovvero la frequentazione diretta del pubblico, specie quella del giorno di Santa Rosa, quando ci si arrampica fino alla sommità dalla fontana, mettendo in serio pericolo il monumento e la propria vita, vista la fragilità della parte superiore della fontana. E ovviamente evitare che i suv parcheggino sui lastroni posti alla base della fontana”.
Queste le prime reazioni a caldo, il gruppo di studiosi si è impegnato a seguire con attenzione tutto ciò che riguarda la fontana e a realizzare una relazione più approfondita. Una iniziativa di privati (SmartArt e Tusciaweb) a costo zero che potrà essere utile all’amministrazione comunale nel momento in cui deciderà di intervenire concretamente.
Maria Letizia Riganelli
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