![]() Fontana grande assediata dalle auto |
– Anni fa, nel bel mezzo di una prova tecnica assolutamente disastrosa, un regista di chiara fama prese il microfono e interrompendo la prova mi disse: “Alfonso, mettiti a posto la pochette”, intendendo quel fazzolettino che una volta si usava far spuntare dal taschino della giacca.
Piuttosto sorpreso, chiesi come mai in mezzo a questa sciagurata prova si interessasse così tanto di una pochette. La risposta, spiazzante ma effettivamente non priva di senso comune, fu: “E’ l’unica cosa che possiamo ragionevolmente pensare di sistemare in tempi brevi in questo disastro”.
La vicenda di vita vissuta che vi ho raccontato si applica in maniera piuttosto pertinente all’iniziativa di Tusciaweb per il salvataggio di Fontana grande (fotocronaca).
Molti penseranno, probabilmente non a torto, che tra i tanti problemi che affliggono la nostra città la salvaguardia di una fontana non sia esattamente una delle priorità, ma senz’altro adoperarsi per salvarla è un segno chiaro.
E’ il simbolo di una cittadinanza che non si arrende al degrado, all’incuria e all’abbandono in cui versa il centro storico e si sforza di restituire al posto in cui vive un minimo di dignità. E quindi, partiamo dalla pochette, ossia dalla fontana.
Che poi, a volerci pensar su, la fontana è tutt’altro che una pochette decorativa. Altri hanno spiegato su queste colonne l’importanza artistica, storica e civile delle fontane nel medioevo. Una fontana, per gente che non aveva l’acqua corrente in casa, era sintomo di benessere e di prosperità.
Era, se vogliamo, anche una prova tangibile che il Comune, questa freschissima invenzione che risale a tempi a lungo e ingiustamente classificati come “bui”, ci teneva alla qualità della vita dei cittadini.
Molte fontane, una per ogni piazza, come accadeva nella Viterbo medievale, erano il segno chiaro dei vertici che stava toccando la comunità cittadina.
Poi non so cosa sia successo. Forse sarà stata l’ebbrezza di aver vissuto qualche pugno di anni come centro della cristianità, forse sarà stato l’eccessivo orgoglio di avere per un breve lasso di tempo più abitanti di Roma, fatto sta che a voler essere franchi siamo ancora qui ad aspettare che da noi faccia una capatina, magari di volata, una qualsiasi forma di Rinascimento.
E allora ripartiamo dalla fontana, che a vederla com’è ridotta oggi sarebbe il simbolo chiaro e pertinente della situazione in cui si trova Viterbo, per immaginare una città a misura d’uomo e, visto che ci siamo, anche un Comune che torni ad interessarsi della qualità della vita dei cittadini.
Magari discutendo meno sulla logistica degli uffici di assessorati e gruppi consiliari vari, magari abbandonando per un ragionevole lasso di tempo gli stucchevoli pettegolezzi da cortile sui veleni di questa o quella parte politica che riempiono le pagine locali e di cui, francamente, si interessano solo le persone citate e quella parte di cittadinanza avvezza ad appassionarsi alle beghe da portierato.
Ripartiamo dalla fontana, e chissà che non si innesti un effetto domino che interessi il resto dei monumenti trascurati della città. Chissà che quei cittadini che oggi insozzano e imbrattano non abbiano un guizzo di orgoglio e facciano il possibile per mantenere il decoro del posto in cui vivono. Chissà che non debba essere proprio una fontana a dare a Viterbo quella indifferibile spinta propulsiva che molti di noi auspicano.
Ma soprattutto: ripartiamo dalla fontana perché è bella, e in questi tempi di crisi nera, in cui il sorriso pare sparito dai nostri volti e rimpiazzato da una piega amara di rassegnazione, abbiamo tutti un disperato bisogno di bellezza.
Alfonso Antoniozzi
Scrivi nei commenti un suggerimento, una segnalazione, un ricordo di Fontana grande, i motivi della tua adesione all’iniziativa. Invia per email le tue foto di piazza Fontana grande. Fontana grande si salva anche grazie ai nostri ricordi e alla documentazione della sua bellezza.
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