Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Ronciglione - Un anno e sei mesi a un musicista per maltrattamenti alla moglie con la quale vive di nuovo insieme

Botte alla moglie, condannato anche se hanno fatto pace

Condividi la notizia:

Un'aula del Palazzo di Giustizia viterbese

(f.b.) – Maltrattamenti in famiglia, lesioni, furto con strappo e violenza privata.

Erano questi i quattro capi di imputazione per i quali era alla sbarra un musicista senegalese di 30 anni.

Le accuse partivano da una brutta lite che l’uomo aveva avuto con la moglie il 24 gennaio scorso. Quel giorno, come era stato già ricostruito nelle udienze precedenti di fronte al giudice Rita Cialoni, l’uomo si svegliò di buon mattino e non trovando in casa la moglie, uscì a cercarla. La trovò alla fermata dell’autobus in procinto di prendere un mezzo per Roma.

Era lui, però, che doveva recarsi nella Capitale per questioni di lavoro. Lei, quindi, non avrebbe potuto andarsene, perché doveva rimanere in casa con i loro due bambini, il più grande dei quali ha appena quattro anni.

Da qui è scattata la scintilla che li ha fatti litigare in maniera molto accesa e che ha portato il senegalese fino in carcere, dove è rimasto fino a quando, dopo due lettere scritte di suo pugno direttamente al giudice, è stato scarcerato in attesa della sentenza di ieri.

Durante il processo la vicenda è stata ricostruita nel dettaglio ascoltando sia la versione della donna, anche lei straniera, ma di origini sudamericane, che quella dell’artista senegalese che ha ammesso sì di aver avuto un periodo di nervosismo, senza però aver mai avuto intenzione di essere violento con la moglie.

“Da quando sono uscito dal carcere – ha detto ieri al giudice in una dichiarazione spontanea prima che fosse pronunciata la sentenza -, ossia dallo scorso maggio, stiamo di nuovo vivendo insieme in un clima sereno. Lo facciamo per i nostri due bambini e per noi stessi. Quello che ci è capitato ci è servito di lezione e adesso stiamo bene”.

Una versione che però pare non abbia convinto del tutto il giudice, chiamato oltretutto a decidere su ciò che era successo in passato tra i due e non sulla ritrovata serenità familiare degli ultimi mesi.

Il pm Barbara Santi ha chiesto per l’uomo una pena di due anni e quattro mesi per le accuse di maltrattamenti, lesioni e violenza privata, chiedendo invece l’assoluzione per il furto con strappo. Quest’ultimo reato si sarebbe riferito a quando il senegalese nella lite con la moglie le avrebbe strappato il cellulare e la borsa di dosso, particolare invece chiarito durante il dibattimento in aula e interpretato solo come un gesto di stizza inerente la lite.

Il giudice Rita Cialoni ha accolto le richieste di condanna per i tre reati elencati dal magistrato, escludendo il quarto, ma ha applicato una pena più bassa disponendo una pena di un anno e sei mesi più il pagamento delle spese processuali. Pena comunque sospesa con la condizionale.


Condividi la notizia:
8 ottobre, 2013

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/e-il-nostro-primo-natale-facciamoci-un-in-bocca-al-lupo/