Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Caro don Giovanni,
innanzitutto, mi presento. Mi chiamo Benedetto, ho 26 anni, e sono di Viterbo. Della parrocchia di santa Maria della Verità. Faccio un discorso di premessa.
Io, da un po’ di tempo, la domenica, sto (non dico come) portando avanti una protesta contro la diocesi di Viterbo. Ecco. Nella comunità diocesana di Viterbo, io, sono uno dei pochissimi fedeli, coscienti e convinti di quello che fanno. E penso di essere l’unico giovane. Ci sarebbe un’altra ragazza (che io conosco), ma, lei, pur essendo cosciente e convinta di quello che fa, fa poche cose, perché è tanto impegnata con l’università. Quindi, nella chiesa, io, penso proprio di essere l’unico.
Ma rimane il fatto che io sono giovane. E, il problema dei giovani che non vanno in chiesa penso che lei, essendo parroco, lo conosca.
Quindi, io, da giovane, ho la presunzione di conoscere bene, questo problema. Perché, se tra tanti che non ci vanno, ce n’è uno che va a messa tutti i giorni, ma non vi viene da chiedervi da cosa è spinto? E quindi dare ai suoi (cioè, ai miei) coetanei la stessa spinta?
Io, appunto, mi sto battendo per i giovani. Ma non perché vadano in chiesa e preghino. Quello, verrà dopo, e verrà da sé. Ma perché trovino l’accoglienza che giustamente pretendono. E, la chiesa deve essere il posto in cui la trovano, e la troveranno sempre. Come un momento di respiro, da quello che è il caos del mondo.
Ma, quest’accoglienza, non è per niente facile. O meglio. Sarebbe facile, ma è molto scomoda. Mentre, ormai tutti, se ne stanno belli comodi, sulle loro belle poltrone. Fine della premessa.
Ma perché ho detto tutto questo? Le voglio fare una domanda. Il popolo prediletto di Dio, cioè Israele, quando stava chiuso in sé stesso e pensando di non essere visto da nessuno, cosa ha ricevuto da Dio? Se non ha capito la domanda, le dico la risposta: l’esilio babilonese!
E come lo rapportiamo, al giorno d’oggi? Da quello che mi racconta chi è più anziano di me, fino a qualche decennio fa, tutti andavano in chiesa, tutti pregavano, ecc. Adesso, invece, non ci va più nessuno, ci ritroviamo a dover fare i conti con tanti stranieri, per cui, tante cose su cui ci basavamo prima, adesso, non reggono più. Per cui, esilio babilonese, nudo e crudo. Dico per chi legge (e magari non lo sa) che, Babilonia, era una città della Mesopotamia che è un po’ come l’attuale Cina. Cioè il caos di tutto quello che c’è nel mondo, raccolto e compattato là. E ecco il caos in cui ci troviamo.
Quindi, il punto a cui voglio arrivare, è questo.
Lei cita il passo del Vangelo di Giovanni in cui Gesù dice “Io sono la porta”. Ma, la porta che è Gesù non è la porta della scuola. La scuola (e, per scuola, intendo tutti i livelli, dall’asilo nido all’università e anche i corsi privati) non è ambiente di salvezza. Casomai, è ambiente di perdizione. L’unico posto non mio, in cui posso parlare di Dio è la chiesa. Fuori dalla chiesa Dio non è conosciuto. Per cui, se la scuola è mia, io posso accogliere e mandare via chi mi pare. Ma se è dello stato (o anche privata) no.
Quindi, io, non mi posso permettere di parlare di Dio. E se chi ci sta dentro non si comporta da cristiano, il crocifisso, meglio toglierlo. Perché se c’è il crocifisso sulla porta, quello che c’è dentro ci deve corrispondere. Se non ci corrisponde, meglio toglierlo, e metterlo in un altro posto in cui ci corrisponde.
Quindi, lei, si chiede che fastidio dia il crocifisso. Le rispondo, che fastidio dà. Secondo lei, il ladrone di sinistra rispetto a Gesù, era contento? I farisei (che appunto sono quelli belli, seduti comodi di cui le parlavo prima) erano contenti? I sadducei (che potremmo compararli a tante persone che si rifiutano di andare in chiesa apparentemente senza motivo) erano contenti?
Ecco, il crocifisso, a chi dà fastidio! Magari, non ai farisei, che scambiano il crocifisso (e anche tante immagini sacre) per un amuleto. Ma questa è la situazione. E messo Gesù in Croce, per i farisei, non era finita. Perché lì andava a mazzolare Pietro. E ecco come la croce dà fastidio a loro. Non perché è un simbolo. Ma per quello che ne è scaturito. Cioè i cristiani veri, coscienti e convinti di quello che fanno.
Adesso, capisce il fastidio che dà la croce? Per cui, dato che le ho risposto alla sua domanda, adesso, prenda i suoi parrocchiani e gli faccia alzare i glutei dalle loro belle poltrone e si diano da fare.
Se vuole darmi ascolto (come spero che faccia) per capire meglio il problema (di cui non ne ho parlato per niente) sa dove trovarmi. E dico una cosa (per chi legge, e non è cristiano). La chiesa magari l’avete vista da bambini. Quando i vostri genitori vi mandavano a catechismo. La chiesa non è quella. Quello che avete visto vi dicevano che era la chiesa e che quello era Dio ma vi hanno detto solo che un sacco di bugie.
La chiesa vera è veramente bella. Solo che, di persone che vivono veramente da cristiani ce ne sono poche.
Vi chiedo solo di non avere pregiudizi. E quando incontrate una di queste riconoscetelo che è diverso dalle altre.
Grazie per avermi ascoltato.
Benedetto Giampietro
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