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Soriano nel Cimino - Cadavere nel lago - L'ipotesi sembrerebbe già confermata dalle tac e radiografie di sabato - Nessuna lesione interna - I risultati dell'autopsia entro sessanta giorni

Leonello Catalani morto per annegamento

di Stefania Moretti
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Leonello Catalani

Leonello Catalani

Il luogo sul lago di Vico dove è stato trovato il corpo del professore Leonello Catalani

Il luogo sul lago di Vico dove è stato trovato il corpo del professore Leonello Catalani

Leonello Catalani

Leonello Catalani

Soriano nel Cimino – E’ andata avanti per oltre cinque ore l’autopsia su Leonello Catalani.

La salma del professore 54enne, trovato morto nelle acque del lago di Vico il primo dell’anno, è stata analizzata ieri dal professor Costantino Ciallella, del dipartimento di medicina legale dell’università La Sapienza.

L’autopsia è iniziata ieri mattina alle 13. Alle 18 il medico legale non aveva ancora ultimato gli accertamenti.

Dalle prime ricostruzioni, Catalani è morto per insufficienza cardiorespiratoria. Una probabile conseguenza dell’annegamento, anche se è ancora troppo presto per dirlo: il consulente ha preso sessanta giorni per depositare la sua relazione sulle cause della morte.

Secondo indiscrezioni, l’ipotesi dell’annegamento sembrava già confermata sabato, dalla tac e dagli esami radiologici sul corpo del professore. Un corpo rimasto in acqua per oltre un mese e mezzo, presumibilmente dalla data della scomparsa: 17 novembre 2013.

Da quel giorno, nessuno ha avuto più notizie di quel riservato e tranquillo architetto, scapolo, senza figli e residente a Soriano nel Cimino. La sua famiglia erano gli anziani genitori e i fratelli, che lo aspettavano per il pranzo la domenica della scomparsa. Non lo hanno visto arrivare. Non rispondeva al telefono. Hanno sporto denuncia in caserma e chiesto aiuto anche alla trasmissione “Chi l’ha visto?”. Ma il primo giorno dell’anno, il lago ha restituito il corpo, impigliato tra le canne quasi a riva nel territorio di Caprarola.

A trovarlo, sono stati alcuni fotografi e un graduato dell’aviazione dell’esercito. Catalani era senza scarpe, ma in tasca aveva i documenti e le chiavi della macchina trovata tre giorni dopo la scomparsa in un parcheggio a San Martino al Cimino. 

Suicidio? Probabile. Ma per raggiungere il lago, il professore dell’istituto d’arte Midossi di Civita Castellana dovrebbe aver percorso almeno dieci chilometri a piedi. Se Catalani aveva deciso di uccidersi, perché fare così tanta strada? Nessuno lo ha notato, durante quel lungo tragitto?

Un’ipotesi è che l’architetto fosse sotto l’effetto di un non meglio precisato tipo di sostanze. Per fugare ogni dubbio, all’autopsia seguiranno gli esami tossicologici, con la futura nomina di un tossicologo che riceverà l’incarico dal pm Renzo Petroselli.

Nessun segno né di trascinamento, né di violenza sul cadavere del professore. E neppure dall’autopsia e dalle radiografie risulterebbero lesioni interne. Un dato che allontana sempre di più la pista omicidiaria. 

Intanto, continuano gli accertamenti tecnici del Ris sulla Peugeot 206 di Catalani. Un’ulteriore verifica dalla quale i carabinieri di Soriano e del nucleo investigativo di Viterbo sperano di trarre eventuali indizi, anche se l’ipotesi del suicidio resta per ora la più accreditata.

Il nulla osta per i funerali arriverà, probabilmente, in mattinata. I parenti di Catalani sarebbero intenzionati a farlo cremare.

Stefania Moretti


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7 gennaio, 2014

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