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Soriano nel Cimino - La perizia del medico legale esclude che il professore sia stato ucciso

Catalani, è stato suicidio o incidente

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Leonello Catalani

Leonello Catalani 

Leonello Catalani

Leonello Catalani 

Il luogo sul lago di Vico dove è stato trovato il corpo del professore Leonello Catalani

Il luogo sul lago di Vico dove è stato trovato il corpo del professore Leonello Catalani 

Il funerale di Leonello Catalani

Il funerale di Leonello Catalani 

Soriano nel Cimino – (s.m.) – Suicidio o incidente.

Va ricercata tra queste due ipotesi la causa della morte di Leonello Catalani, 54 anni, architetto e professore all’istituto Midossi di Civita Castellana.

Lo dice la relazione del medico legale Costantino Ciallella, depositata in procura tre giorni fa. I risultati dell’autopsia parlano chiaro: secondo Ciallella, che l’ha eseguita il 7 gennaio scorso, sul corpo di Catalani non c’è traccia di violenza, né di qualsiasi altro elemento riconducibile alla pista omicidiaria. 

Nessuna lesione interna o esterna. Nessun segno di trascinamento. In parole povere, nessuna possibilità, secondo il medico, che sia stato qualcun altro a volere e causare la morte del professore sorianese.

Il suo corpo era riaffiorato a Capodanno dalle acque del lago di Vico. I familiari lo cercavano da più di un mese e mezzo: la denuncia di scomparsa risale al 17 novembre 2013. Catalani non aveva raggiunto a pranzo a casa i fratelli e gli anziani genitori. I carabinieri di Soriano, coordinati da Paolo Lonero, lo cercano ovunque. Del caso si interessa anche “Chi l’ha visto”.

Un enigma inestricabile. Tutto quel che resta di lui sembra essere la macchina, parcheggiata a San Martino al Cimino. Ma del professore non c’è traccia fino all’anno nuovo, che comincia con la scoperta shock della sua morte: dei fotoamatori avvistano il corpo a trenta centimetri dalla riva del lago di Vico, a Caprarola, non lontano dal centro studi Monte Fogliano. Il professore galleggiava a pelo d’acqua tra le canne. 

Aveva addosso tutti gli effetti personali mai trovati fino a quel momento, come le chiavi della macchina, ed era completamente vestito. Solo le scarpe non vengono trovate. E ai carabinieri balza all’occhio una croce incisa sul petto di cui ignoravano l’esistenza. Un particolare che si rivela irrilevante solo dopo qualche giorno: il fratello conferma che sapeva che era stato lui a ‘tatuarsi’ quel simbolo sulla pelle, molto tempo prima, senza mai spiegare perché.

Neanche quella croce, dunque, ha a che fare con la sua morte. Mentre, forse, i suoi scritti sì: i carabinieri trovano fogli e appunti manoscritti in cui ricorre il racconto di una macabra storia di morte. Una storia molto simile alla sua.

Catalani parla di un canneto. Lascia a intendere di voler morire in completa solitudine. Senza essere visto. Senza che nessuno sappia mai dove si trova il suo corpo. Per un mese e mezzo ci era quasi riuscito. 

Quegli scritti, prima ancora dell’autopsia, suggerivano un intimo desiderio di morire di quel tranquillo professore. A sostegno di questa ipotesi, dopo sei mesi, arriva anche il parere del medico legale.


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8 luglio, 2014

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