Tuscania – Uno speciale a puntate dedicato ai militari dell’Aves. I protagonisti dovevano essere il generale Giangiacomo Calligaris e il giovane capitano Paolo Lozzi.
Il 25enne di Montefiascone, morto il 23 gennaio nello schianto dell’elicottero Ab 206 con il generale Calligaris, era stato scelto per girare le prime riprese con un’emittente televisiva.
Tra i tanti allievi del corso, proprio lui avrebbe dovuto mostrare davanti alle telecamere la giornata tipo di un militare: esercitazioni, attività sul campo, sedute di volo. Una splendida opportunità per il giovane capitano. “Il migliore di noi”, lo hanno ricordato i commilitoni durante i funerali militari al 28esimo hangar Tucano. Laureato col massimo dei voti. Sempre pronto a dare il meglio per quello che era, insieme, il suo lavoro e la sua passione.
Il generale Calligaris non lo avrebbe lasciato solo. Sarebbe stato al suo fianco in quell’esperienza di racconto della professione che tanto amavano entrambi e che li ha portati a morire insieme, tra i rottami del velivolo finito in un canale tra le campagne di Tuscania e Monte Romano.
Proprio per quelle riprese sarebbe stata installata una telecamera sull’Ab 206 precipitato un mese fa. E adesso è anche in quelle immagini che sperano gli inquirenti per ricostruire l’incidente al generale pluridecorato e al promettente capitano.
Nello schianto, la telecamera digitale sarebbe andata completamente distrutta. Resta solo la sim, nella quale sarebbero state memorizzate le immagini immediatamente precedenti al durissimo impatto con la terra, che ha ucciso sul colpo Lozzi e Calligaris.
Ma la piccola scheda è rimasta esposta per giorni alle intemperie. Gli investigatori l’avrebbero trovata a quasi una settimana di distanza dall’incidente aviatorio. Il pm di Viterbo Chiara Capezzuto ha disposto che sia analizzata dagli specialisti del Racis, sempre nell’ambito degli accertamenti sulla dinamica dello schianto condotti da Marco Tedesco, colonnello del raggruppamento aeromobili dei carabinieri in servizio all’aeroporto militare di Pratica di Mare.
Per il giovane capitano Lozzi era motivo di orgoglio essere selezionato per quell’esperienza televisiva che tanto lustro poteva dare anche ai suoi commilitoni. Una nuova occasione per dare il massimo, com’era abituato a fare Paolo. “Era bravo e pronto – lo ha ricordato ai funerali il parroco delle Mosse don Giuseppe Trapè, che lo conosceva fin da bambino -. Paolo era sempre preparato e alla ricerca del risultato migliore. Non dimenticherò mai quella notte di Natale con la benedizione del suo spadino e la preghiera per la pace nel mondo. Lo attendeva una bellissima carriera. E Paolo era pronto”.
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