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Viterbo - Scuola - La Uil chiarisce la situazione del liceo e annuncia un incontro a Roma con la congregazione per stabilire il percorso da intraprendere per il futuro

“Il Ragonesi non chiude e va rilanciato”

di Paola Pierdomenico
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Tonino Longo, segretario della Uil scuola

Tonino Longo, segretario della Uil scuola

Silvia Somigli, vicesegretaria della Uil scuola

Silvia Somigli, vicesegretaria della Uil scuola

Fratel Domenico, preside del liceo Ragonesi

Fratel Domenico, preside del liceo Ragonesi

Il liceo scientifico Ragonesi

Il liceo scientifico Ragonesi 

Viterbo – “Il Ragonesi non chiude, ma va rilanciato”.

Il destino del liceo scientifico non è appeso a un filo. Sindacato e istituto ammettono “oggettive difficoltà economiche”, ma di chiudere i battenti non se ne parla. Per entrambi, la scuola, che lo scorso 8 dicembre ha festeggiato il centenario, è un patrimonio culturale da non disperdere (fotocronaca).

Su quei banchi si sono seduti personaggi come l’ex ministro Giuseppe Fioroni, Antonio Castagnaro, Pietro Bevilacqua e Raffaele Ascenzi. Chi l’ha frequentata parla più di uno stile di vita che di una scuola. E l’obiettivo dell’incontro del 23 aprile a Roma tra l’Agidae, l’associazione gestori istituti dipendenti dall’autorità ecclesiastica, e i sindacati è proprio quello di far sì che la scuola si mantenga viva nella tradizione viterbese.

“Tra due settimane – spiega Silvia Somigli vicesegretaria della Uil – avremo un tavolo nazionale intorno al quale siederanno l’Agidae che è il sindacato che rappresenta l’ordine dei maristi, Cgil, Cisl e Uil. La Uil scuola rappresenterà il liceo per una trattativa. Si è aperta una procedura che vuole rilanciare la scuola. Il Ragonesi, quindi, non chiude. L’anno prossimo riaprirà i cancelli e il nostro obiettivo sindacale è quello di tenerla viva per lo meno fino alla conclusione dei cicli didattici che sono in atto. Ma non solo.

Abbiamo cinque classi e vogliamo portare a termine i percorsi religioso-pedagogici. Prima di tutto perché abbiamo a che fare con dei minori, poi perché è stata superata la soglia per segnarsi altrove e infine perché i genitori hanno il diritto di vedere riconosciuta la fiducia che hanno dato alla scuola al momento dell’iscrizione”.

La Uil è scesa in campo per trovare una soluzione. “Docenti e personale Ata, diciotto in tutto, hanno chiesto al sindacato di intervenire – aggiunge il segretario Tonino Longo -. Aleggiava qualcosa di nebuloso e “Quando c’è un’ombra che ti minaccia, distruggila” diceva Nietzsche. La Uil, in questo contesto, vuole rappresentare gli interessi dei lavoratori e degli studenti. A fronte di queste nubi, infatti, abbiamo chiesto degli incontri per sapere qual è la reale volontà dei fratelli maristi in merito al rilancio o alla chiusura della scuola. I presupposi sono tutti a favore della prima soluzione, ovviamente”.

E’ stata proprio la congregazione a chiamare la Uil per avviare un percorso comune. “L’input ad avviare questa trattativa è nato dalle difficoltà gestionali ed economiche manifestate dalla congregazione, allarmata anche dalla diminuzione delle vocazioni”.

Una scuola di carattere religioso è, per la Uil, una risorsa. “Nella laicità dello spirito del sindacato ci piace che venga rispettata questa identità. Abbiamo fatto diversi incontri coi dipendenti della scuola e mi ha colpito – afferma il segretario Longo – l’amore profondo che molti di loro hanno dimostrato per il loro lavoro. C’è addirittura chi ha rinunciato a un impiego di ruolo nella scuola pubblica per mantenere il profilo socio-culturale di questo istituto. Una scelta che prescinde da interessi personali. Tutti sono disponibili ad affrontare le difficoltà organizzative per una soluzione condivisa. E il sindacato lavora in questa direzione”.

Sull’esito dell’incontro del 23, Longo va coi piedi di piombo, pur non nascondendo fiducia. “Siamo ottimisti – conclude il segretario -. Sarà un incontro interlocutorio e se, da subito, dovessimo trovare un punto di equilibrio, casseremmo le nubi che in questo momento ci sono nel cielo sopra la città. Da parte nostra c’è la massima disponibilità. Chiediamo che il progetto culturale dei fratelli maristi, caratterizzante non solo Viterbo, ma l’intera provincia, non venga gettato alle ortiche. Questo patrimonio deve essere conservato e reso più fertile. Una struttura religiosa è un’alternativa dovuta sul territorio”.

Rammaricato per la situazione, ma comunque pronto a rimboccarsi le maniche, fratel Domenico, preside della scuola. I suoi occhi esprimono speranza nel descrivere il modo in cui docenti, studenti e genitori hanno deciso di affrontare questo particolare momento. “Dobbiamo guardare in faccia la realtà – dice fratel Domenico -. Le difficoltà ci sono, ma ci sono anche i parametri per superarle. La struttura, al momento, non è in attivo e manca la sicurezza economica. Abbiamo un buco di 130mila euro annui. Gli insegnanti, gli 87 studenti e i genitori ci sono vicini. Fino ad ora, la congregazione ha sostenuto il Ragonesi e chiediamo di continuare a farlo. Si è aperto un contenzioso coi sindacati per capire se e in che misura mantenere il livello occupazionale della scuola”.

Senza il Ragonesi, per molti, Viterbo non sarebbe la stessa. “Ho informato il vescovo Lino Fumagalli, che , in prima persona, si è reso disponibile a dare una mano e poi ho parlato con il sindaco Leonardo Michelini. Non stiamo chiudendo, ma siamo in attesa di una soluzione. Vogliamo continuare a trasmettere certi valori culturali – conclude il preside -, lo dobbiamo al territorio che ci ha dimostrato sempre tanto attaccamento. Siamo positivi sull’incontro di aprile. In caso contrario ci attiveremo tutti insieme. Non sono di Viterbo, però mi sento viterbese. Lo scorso anno abbiamo festeggiato il centenario e ci teniamo che la scuola possa festeggiarne anche un altro”.

Paola Pierdomenico


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5 aprile, 2014

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