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Viterbo - Tribunale - Dodici anni al padre, otto allo zio

Violenza sessuale su tre sorelline, condannati fratelli gemelli

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L'avvocato Paolo Delle Monache

L’avvocato Paolo Delle Monache

L'avvocato Stefania Sensini

L’avvocato Stefania Sensini

Viterbo – Violentate da bambine. Era il 2006 quando tre sorelline di un paese della provincia si confidavano con gli operatori di una casa famiglia. Avevano 5, 9 e 11 anni.

Raccontavano di baci e carezze sotto la doccia o mentre si vestivano per uscire. Nei loro ricordi, in quei momenti, c’erano sempre il padre e lo zio.

A otto anni da quelle rivelazioni shock, il tribunale di Viterbo ha condannato i due fratelli gemelli cinquantenni accusati di violenza sessuale. Dodici anni al padre delle bimbe Cesare Saba. Otto allo zio Loriano. Entrambi sono stati riconosciuti colpevoli degli abusi andati avanti per almeno sei mesi sulle sorelline.

Il collegio presieduto da Eugenio Turco (a latere Rita Cialoni e Filippo Nisi) ha assolto il padre dall’accusa delle violenze sulla più piccola delle tre, ma non dagli abusi sulle altre due. Il fratello rispondeva, invece, delle presunte avances alla più grande delle sue nipotine.

Una vicenda che sconvolse un intero paese. I gemelli Saba, 44enni di origini sarde, vengono arrestati nel febbraio 2007. Qualche mese prima, le sorelline finiscono in casa famiglia: i genitori vivono in condizioni economiche estremamente disagiate, non ce la fanno a mantenere le piccole, che, trasferite in una struttura protetta, si aprono a poco a poco con gli operatori. Dai loro racconti scatta prima la denuncia dei servizi sociali, poi l’arresto dei due fratelli: violenza sessuale pluriaggravata dall’età delle bambine e dai rapporti di parentela. Loriano, che vive in Austria da sempre, viene fatto tornare con l’inganno: una parente gli telefona per dirgli che il fratello ha avuto un gravissimo incidente. Lo arrestano appena sceso dal treno.

A maggio 2007, l’incidente probatorio. Le bimbe vengono ascoltate in una specie di anticipazione del processo che permette di raccogliere subito la loro testimonianza, per farla valere come prova, risparmiando loro il trauma di un ritorno in aula.

Ma per le difese non basta. L’avvocato del padre, Paolo Delle Monache, sottolinea che non è stata eseguita una perizia sull’attendibilità delle bambine, né sulle eventuali lesioni riconducibili a una violenza sessuale. La collega Stefania Sensini ripercorre le incongruenze nei racconti delle sorelline, insinuando il dubbio che possano aver confuso lo zio con il padre. Per dimostrarlo, sfodera la consulenza di una psicologa interpellata appositamente e che parla di concreto margine di errore: i due fratelli sono due gocce d’acqua e le bambine erano piccolissime.

Per loro, in aula, ci sono gli avvocati Marco Valerio Mazzatosta e Marina Costaggini, nominata procuratore speciale delle sorelline. Chiedono un risarcimento di 600mila euro, con provvisionale immediatamente esecutiva di 400mila. I giudici smorzano: Cesare Saba dovrà pagare 50mila euro, il fratello Loriano 30mila, più i danni da valutare in una separata causa civile. Per il resto, le richieste dell’accusa sono state accolte quasi in toto: il pm Chiara Capezzuto aveva chiesto la condanna a tredici e nove anni.

Ma non è finita. Non solo perché dopo il deposito delle motivazioni, i gemelli Saba avranno un mese e mezzo per fare appello. Da valutare c’è anche la posizione della madre delle sorelline, dapprima indagata, poi archiviata e ora di nuovo sotto indagine per non aver impedito gli abusi sulle figlie. Contro di lei le piccole, oggi studentesse cresciute e affidate ad altre famiglie, non si costituiranno parte civile: “Vogliono lasciarsi alle spalle questa dolorosa storia”, dice il loro avvocato Marina Costaggini. Per la madre, l’udienza è a maggio.


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9 aprile, 2014

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