Nepi – Saranno riesumate entro la fine del mese le salme di quattro ultraottantenni ospiti della “Serena Senectus”.
La casa di cura di Nepi è dal 2013 nel mirino dei Nas per maltrattamenti agli anziani. In arresto, a novembre dell’anno scorso, finirono Michelina Miseria e Rosalia Ceci, madre e figlia, la prima titolare, la seconda assistente nella struttura di accoglienza.
Per entrambe l’accusa è di aver trasformato in un inferno la vecchiaia degli ospiti che si affidavano alle loro cure: schiaffi, insulti, mani legate per immobilizzarli durante i pasti. Questo avrebbero trovato i militari del Nas nei filmati delle telecamere nascoste, fatte installare dagli inquirenti (video: Gli anziani presi a schiaffi).
Il gip del tribunale di Viterbo Francesco Rigato, su richiesta sia della procura che della difesa, ha dato l’ok all’incidente probatorio. Una specie di anticipazione del processo per raccogliere prove da utilizzare in futuro in aula. Sempre ammesso che ci sarà un processo: molto dipenderà anche dall’esito dell’incidente probatorio che, in questo caso, consisterà nella riesumazione delle salme degli anziani ospiti della struttura. Non tutti i dieci ultraottantenni ricoverati fino all’anno scorso alla “Serena Senectus”. Si tratterebbe solo di tre donne e un uomo, tutti tra gli ottanta e i novant’anni.
Sull’unico anziano rimasto in vita fino a pochi mesi fa, erano stati disposti accertamenti medico-legali per valutare eventuali ferite compatibili con maltrattamenti. Ora i periti dell’incidente probatorio avrebbero deciso di procedere alla riesumazione di tutte e quattro le salme.
Un epilogo tutt’altro che scontato: lo stesso gip, pur autorizzando gli accertamenti preliminari, aveva invitato i periti del tribunale a riesumare i cadaveri solo se strettamente necessario. Segno evidente che un intervento così invasivo è apparso indispensabile agli occhi dei medici legali per ‘fotografare’ le eventuali tracce dei maltrattamenti, anche nonostante il fattore tempo: dal decesso più recente sarebbero trascorsi circa due mesi.
L’indagine dei Nas, coordinata dal pm Renzo Petroselli, ha preso il nome di “Operazione Barbarie”. Dai primi accertamenti amministrativi, su un campione di mille case di cura sparse per il territorio nazionale, si è passati alle agghiaccianti intercettazioni ambientali dopo la segnalazione di un ex operatore della struttura nell’ottobre 2013.
Gli anziani sarebbero stati apostrofati con frasi del tipo: “Ma che cazzo stai facendo?”. “Ma sei deficiente?”. “Guarda cosa hai fatto, cosa hai rotto”. In un video, un’operatrice se la prende con un anziano che si era accasciato durante il pranzo: “Tu non hai finito di domi’?”, gli dice schiaffeggiandolo e strattonandolo. “E’ Gesù Cristo che te fa campa’ – si rivolge un’assistente a un altro anziano -, … se te facesse morì, almeno”.
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