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Tribunale - Ospizio lager di Nepi - In aula le testimonianze schok delle dipendenti - Una delle testi: "Non ne potevo più di vedere gli anziani maltrattati, mi sono licenziata"

“Invece dei lassativi, infilavano ai vecchietti il tubo della doccia nel sedere”

di Silvana Cortignani
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Casa di riposo di Nepi - Anziani picchiati e insultati

Casa di riposo di Nepi – Anziani picchiati e insultati

Casa di riposo di Nepi - Anziani picchiati e insultati

Casa di riposo di Nepi – Anziani picchiati e insultati

Casa di riposo di Nepi - Anziani picchiati e insultati

Casa di riposo di Nepi – Anziani picchiati e insultati

Nepi – “Invece dei lassativi, infilavano ai vecchietti il tubo della doccia nel sedere”. Avrebbe visto le titolari dell’ospizio lager arrestate sei anni fa a Nepi accanirsi sugli ospiti. Ma non il medico, rinviato a giudizio il 30 maggio 2017, quattro anni dopo il blitz, nel giorno in cui le due donne hanno patteggiato. 

E’ una delle testimonianze shock da parte di ex dipendenti della struttura al processo in corso davanti al giudice Gaetano Mautone in cui è imputato un medico romano di 73 anni accusato di maltrattamenti in concorso, omessa custodia e altri reati connessi alla sua attività. Parti civili cinque familiari delle presunte vittime.

Si tratta di uno dei massimi geriatri italiani, il dottor Raffaele Conforti, indagato nell’ambito dell’inchiesta che ha fatto seguito al sequestro della casa alloggio “Serena senectus” di Settevene e all’arresto per maltrattamenti agli anziani, a ottobre del 2013, di madre e figlia, di 57 e 76 anni, l’assistente Michelina Miseria e la titolare Rosalia Ceci, che hanno patteggiato rispettivamente un anno e mezzo e un anno, dieci mesi e dieci giorni di reclusione.


I Nas la chiamarono “Operazione Barbarie”

Nei filmati delle telecamere nascoste si vedono i dieci anziani ospiti, quattro dei quali non autosufficienti, presi a schiaffi e pugni, insultati o legati mani e piedi alla tavola durante i pasti dalle due donne. 


“Invece dei lassativi, infilavano ai vecchietti il tubo della doccia nel sedere”

Ancora scossa da quello che ha visto una delle addette sentite durante l’udienza di ieri.  Niente sul medico, molto sulla 57enne Michelina Miseria. “Una volta ho chiamato Michelina per un anziano che non aveva più la medicazione. Lei si è arrabbiata, è andata in camera e lo ha insultato e schiaffeggiato”, ha spiegato, dicendo di averlo visto col sangue dal naso, il labbro spaccato, “un vecchietto terrorizzato”.

“Se non mangiavano, gli metteva la ciotola sotto la mascella e li ingozzava a schiaffi. In più occasioni ho visti lividi sulle mani e sulle braccia degli ospiti. Non uscivano mai, stavano chiusi dentro dalla mattina alla sera”, ha aggiunto.

Poi l’episodio del tubo della doccia. “Su un quaderno – ha proseguito la testimone – segnava quando gli anziani andavano in bagno. Dopo un po’ di giorni, invece dei lassativi, li portava in bagno e infilava il tubo della doccia nel sedere”. 


“Non ne potevo più di vedere gli anziani maltrattati, mi sono licenziata”

“Non ne potevo più di vedere maltrattare gli anziani, di vederli strapazzare se non si sbrigavano a mangiare”, ha detto ieri una delle dipendenti sentite come testimoni, una donna che ha resistito solo due e mesi e mezzo nella struttura. “La madre Rosalia si occupava per lo più della cucina, la figlia Michelina era la responsabile”, ha aggiunto, relativamente ai ruoli delle due donne. 

“Sono arrivata a luglio 2013 e mi sono licenziata una decina di giorni prima degli arresti”, ha proseguito, spiegando di avere visto solo poche volte l’imputato che, come hanno confermato da altri testimoni e come sostiene il difensore Marco Russo, non sarebbe stato il responsabile sanitario della struttura, ma solo il medico di alcuni degli ospiti. Una decina, metà dei quali con problemi di piaghe da decubito.

“Era Michelina che provvedeva alle medicazioni dei decubiti, la mattina, dopo l’igiene. Una volta ho visto Rosalia pulire a due anziane le piaghe più profonde passandoci lo scottex, la carta da cucina, da una parte all’altra. Il medico no, lui è venuto un paio di volte alla settimana per una sua paziente, che poi è morta dopo una quindicina di giorni,alla quale ha praticato un’incisione. Di norma il dottore capitava un paio di volte al mese, ma non visitava tutti gli ospiti della casa-alloggio, solo i suoi assistiti”, ha spiegato. 


Morti sospette, furono riesumati quattro corpi

Nel 2015 furono riesumati i corpi di quattro presunte vittime, in seguito alla perizia super partes disposta dal tribunale in sede di incidente probatorio. Non una frattura. Non un’ecchimosi. Non una cicatrice. L’obiettivo era stabilire se ci fosse un nesso di causalità tra i maltrattamenti filmati dai carabinieri con delle microcamere nascoste e le morti sospette.

Il giorno del blitz, gli sopiti della casa furono trasferiti a Faleria con tre ambulanze, un pulmino, tre infermieri e un assistente sociale. La “Serena senectus” era finita nel mirino degli investigatori, dopo la segnalazione di un collaboratore, per la mancanza dei requisiti a lavorare come Rsa.

Il processo al medico riprenderà il 7 aprile.

Silvana Cortignani


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11 dicembre, 2019

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