Viterbo – Lividi e segni rossi che potrebbero parlare. Raccontare storie di maltrattamenti quotidiani su anziani indifesi.
Lo diranno i periti del tribunale. Medici legali incaricati di riesumare le salme degli ultraottantenni ospiti della casa di riposo di Nepi “Serena Senectus”. Per la titolare Michelina Miseria e la figlia, assistente, Rosalia Ceci, scattò l’arresto nel novembre 2013. L’accusa era di aver ripetutamente maltrattato gli anziani ricoverati nella struttura. Botte e insulti ripresi dalle telecamere piazzate dai Nas nella casa di riposo. Gli inquirenti la chiamarono “operazione Barbarie”.
Lunedì la parola passerà ai periti dell’incidente probatorio. Saranno loro a dover dire se le salme di tre donne e un uomo, deceduti dopo essere stati ospiti della struttura per un periodo, recano o meno segni di quei maltrattamenti. La difesa, rappresentata dagli avvocati Carlo Taormina e Fausto Barili, aveva chiesto la riesumazione proprio per dimostrare che né la titolare della struttura, né la figlia, né nessun altro degli operatori aveva mai alzato le mani sugli anziani della casa di riposo.
L’accertamento, comunque, sarebbe stato fatto almeno dieci mesi dopo il blitz alla “Serena Senectus” e l’arresto di madre e figlia. Dunque, a distanza di tempo. Dunque, con poche speranze effettive di trovare sui corpi degli anziani lesioni riconducibili a maltrattamenti ancora più lontani nel tempo, a distanza di più di due mesi dalla morte.
Le prime segnalazioni all’autorità giudiziaria arrivano nell’ottobre 2013. E’ un ex operatore della struttura a raccontare ai Nas quello che succedeva tra le quattro mura della “Serena Senectus”. Una vecchiaia che, secondo la sua testimonianza, non sarebbe stata affatto serena per gli anziani ospiti: lo dicono le intercettazioni ambientali raccolte dagli investigatori. Un video mostra un’operatrice nell’atto di prendersela con un anziano che si era accasciato durante il pranzo: “Tu non hai finito di dormì?”, gli dice schiaffeggiandolo e strattonandolo. “E’ Gesù Cristo che te fa campa’ – si rivolge un’assistente a un altro anziano -, … se te facesse morì, almeno”.
E poi insulti e improperi: “Ma che cazzo stai facendo?”. “Ma sei deficiente?”. “Guarda cosa hai fatto, cosa hai rotto”.
Sempre da quanto emerge dai filmati, gli anziani sarebbero stati anche legati mani e piedi per non muoversi durante i pasti.
Gesti crudeli. Forse non abbastanza da lasciare segni sui corpi degli anziani.
Solo i periti potranno confermarlo. All’ultima udienza, a dicembre, erano semplicemente ‘non pervenuti’. Non si erano presentati in aula, né avevano fatto avere notizie della loro relazione.
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