Viterbo – La macchina di Santa Rosa è inclinata. Sta per crollare. Una parte dei facchini è in ginocchio. Altri sono aggrappati alle travi. I telescopi in acciaio la reggono ancora in piedi. Ma la tragedia è lì davanti agli occhi di tutti. Fuori e sotto Armonia celeste la paura viaggia nelle menti dei viterbesi. Un comando mancato sta per far crollare la macchina di Santa Rosa. Nella salita, davanti alle clarisse, le corde, che la tirano, non sono state sganciate e la trascinano verso il basso.
Soprattutto i ciuffi, che sono sotto la macchina, non riescono a capire che cosa stia accadendo. A un passo dalla tragedia, arriva la voce del capofacchino Nello Celestini. Il capofacchino strappa il microfono al costruttore Socrate Sensi, che fino a quel momento aveva guidato Armonia celeste, come era tradizione, e quando la tensione è al massimo tra i facchini grida con voce ferma: “Rimanete tutti ai vostri posti. Ora rialziamo la macchina. Vi darò il “Sollevate e fermi!”. E la mettiamo a posto“. I facchini si aggrappano alla voce di Nello come a una corda calata dal cielo ed eseguono. Sanno che è l’unico che può tirarli fuori da quella drammatica situazione. “Nello è un capo nato e sa quello che si deve fare”, pensano e sperano.
Dopo aver riportato la calma tra i facchini, Nello ridà il “Sollevate e fermi!”. I facchini sanno che… o la va o la spacca. E con la forza della disperazione mettono tutta la loro forza in quel terribile Sollevate e fermi! La macchina come per miracolo si raddrizza. “A Ca’ – ricorda Celestini molti anni dopo durante un’ intervista – i facchini fecero fare un balzo di mezzo metro alla macchina”.
Ma Nello non è ancora contento. La santa non guarda il monastero delle clarisse. E allora il capofacchino la fa ruotare.
Ora tutto è a posto: la santa guarda verso le clarisse che in vita non la vollero.
Era il 1986 e di fronte alla basilica di Santa Rosa Armonia celeste stava per cadere…
Nello quella volta prese sulle spalle la macchina da solo e la rimise in piedi… certo “da solo” con i suoi facchini.
Quel gesto, quell’afferrare il microfono e assumere il comando, cambiò la storia del trasporto della macchina. Non era più possibile far guidare il trasporto della macchina, un gigante di 30 metri, al costruttore di turno. E da quel momento il trasporto fu affidato al Sodalizio dei facchini che era stato costituito nel 1978. E tutto da quel giorno cambiò nella tradizione secolare.
E anche per questo Nello passerà alla storia della città. Per la sua prontezza, per le sue capacità, per la sua fermezza e forza con cui portò a termine la fondazione del Sodalizio dei facchini e quel trasporto.
Lo sguardo vivacissimo, la battuta facile, la voce stentorea, il gusto del comando, la consapevolezza di essere un capo ascoltato, la schiettezza, la decisione nell’affrontare i problemi, Nello è stato tutto questo.
E proprio per queste sue doti innate è riuscito a trasformare i facchini da un accessorio del trasporto al cuore della macchina. Il cuore e la forza di una tradizione ancora viva, vivissima checché ne dica qualche intellettuale da salotto. E proprio perché il trasporto della macchina è cosa viva, non possono mancare le polemiche, le diatribe, gli scontri. Ci mancherebbe. Il giorno in cui tutto fosse tranquillo sarebbe finita questa bellissima tradizione. E Nello lo sapeva tutto questo… Ed era capace anche lui di entrare in polemica, salvo poi far valere tutta la sua autorevolezza.
A Nello si deve anche la partecipazione di Giovanni Paolo II al trasporto straordinario di Spirale di fede del 1984. Fu lui a invitare il papa mentre lo salutava durante una visita in Vaticano. Sembra che il sindaco Silvio Ascenzi fosse giustamente preoccupato per le conseguenze che aveva la venuta del papa. Nello invece aveva capito che quel viaggio avrebbe messo Viterbo, i suoi facchini e Santa Rosa per un giorno al centro del Mondo.
E nell’incrociare lo sguardo limpido di Nello, nel toccare le grandi mani da lavoratore, il pontefice deve aver riconosciuto un uomo fatto della stessa sua pasta. Un uomo denso di umanità, di esperienza, capace di fatica e sofferenza. Ma anche di saper assaporare le piacevolezze della vita.
“Andai a san Pietro e colsi l’occasione – racconta Nello Celestini a trenta anni di distanza -. Invitai il papa a Viterbo perché doveva vedere la forza e la volontà dei facchini. Lei, dissi, non può esimersi dal venire a vedere il trasporto della macchina di Santa Rosa. Viterbo è la città dei papi!”.
E quel trasporto fu veramente eccezionale. Il papa era a Palazzo dei Priori nella finestra riservata ai successori di Pietro e si vide arrivare sotto la pioggia battente il campanile che cammina. Uno spettacolo incredibile, mai la macchina era stata trasportata sotto la pioggia. Ma c’era il papa e i facchini decisero che non si potevano tirare indietro.
I facchini andarono poi a salutare il papa. Giovanni Paolo II disse sollevando il pugno chiuso: “I facchini sono uomini forti!”. Un gesto degno di quel grande comunicatore.
Il trasporto dell’86 e quello dell’84 furono gli episodi più importanti che legano indissolubilmente Nello Celestini alla storia della macchina di santa Rosa e della città.
E fino all’ultimo Nello non ha mancato gli appuntamenti con i suoi facchini. A novembre 2014 è ancora lì per il pranzo sociale del Sodalizio e interviene e lascia una sorta di testamento, una indicazione di prospettiva: “Dobbiamo rimanere uniti – spiega Celestini – anche nei momenti di difficoltà. I problemi ci sono sempre stati ma passano, mentre il Sodalizio resta”.
Caro Nello,
negli anni abbiamo incrociato spesso gli sguardi. Decine di interviste. Il racconto della vestizione dei facchini con le foto nella tua casa del Pilastro, a pochi passi dalla mia. Con te e Lorenzo che, dopo aver messo la fascia, salutavate con un bacio e un abbraccio le mogli. E la gente che vi applaudiva composta lungo le vie della città, prima di arrivare al raduno in vista del giro delle sette chiese. I tuoi racconti che hai donato a tutta la città in questi ultimi anni… I ricordi in questo momento si sovrappongo ai ricordi. Alle immagini di una vita.
Ma una cosa è certa, il tuo sguardo sarà negli occhi miei e di tutti i viterbesi veri, ogni volta che sentiremo gridare: “Sollevate e fermi! Avanti! Viva santa Rosa!”.
Ciao e grazie…
Carlo Galeotti
I funerali di Nello Celestini si terranno oggi, lunedì 16 febbraio, alle ore 10,30 nella chiesa di Santa Rosa.
Articoli: Il comune risolva il conflitto coi facchini come farebbe Nello di Francesco Mattioli – “Sono entrato nei facchini nel 1946…” – Nello portato a spalla dai facchini dalla casa di Santa Rosa alla basilica – Daniela Bizzarri: “Ciao zio, eri grande in ogni gesto” – Mecarini: “Arrivederci leone di Viterbo…” – Sandro Rossi: “Nello ci ha insegnato a essere facchini” – Michelini: “Un uomo libero, coerente e legatissimo alla sua Rosa” – Ciarlanti: “Mi disse: Benvenuto nella famiglia dei facchini…”– Meroi: “Un uomo autorevole, sempre corretto e leale” – Marini: “Hai smesso di portare la tradizione sulle spalle…” – Valentini: “Celestini ha saputo interpretare le tradizioni di Viterbo” – Alessandro Mazzoli: “Una figura mitica, sempre impegnato per la giustizia sociale” – Panunzi: “Se ne va una persona autentica, schietta, franca e vera” – E’ morto Nello Celestini
L’ultima grande intervista di Tusciaweb: Video: Nello: “Voglio un bene infinito a Santa Rosa” – Articolo: Quella sera la macchina rischiò di crollare… di Lupo Solitario
Multimedia: Video: Nello tra i suoi facchini – Fotogallery: Il presidentissimo – slide – Grandissimo Nello – slide – La serata di Nello a Caffeina – slide





