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Macchina di Santa Rosa - Il presidente del Sodalizio dei facchini ricorda il grande Nello Celestini scomparso ieri sera

Arrivederci leone di Viterbo…

di Massimo Mecarini - Presidente del Sodalizio dei facchini
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Massimo Mecarini e Nello Celestini

Massimo Mecarini e Nello Celestini

Viterbo – Abbiamo chiesto al presidente del Sodalizio dei facchini, Massimo Mecarini, un ricordo del grande Nello Celestini in esclusiva per i lettori di Tusciaweb. Un ricordo da brividi per schiettezza e umanità. Un ricordo che non potrà non far piacere a Nello…


– Arrivederci leone di Viterbo.

Non siamo mai pronti a certi accadimenti e la notizia della morte di Nello mi ha colto come un fulmine a ciel sereno. E’ vero, aveva quasi 90 anni e la sua salute ultimamente era di molto peggiorata, ma la sua personalità e la sua verve inossidabile lo facevano sembrare un highlander (fotocronacaslide).

Oggi Viterbo, il Sodalizio, i Facchini, io stesso in particolare, perdiamo una parte importante della nostra esistenza.

E’ stato un vero e proprio padre per molti di noi, soprattutto per chi, come me è diventato Facchino all’indomani della fondazione, nel 1978, del Sodalizio. Infatti Nello usava un’espressione che non dava adito a dubbi: “questo l’ho fatto Facchino io!”. Io sono uno di quelli.

La sua presenza, nella mia vita, è stata una costante. Il primo ricordo che ho del Presidentissimo, risale a metà degli anni 60. Eravamo al mare, a riva dei Tarquini, ed era in corso una battuta di pesca con la rete. C’era Nello, un giovanissimo Lorenzo Celestini, mio padre Giorgio, Fausto Scapecchi e, se non vado errato, Spartaco Bizzarri, padre di Daniela. Nello, manco a dirlo dirigeva da vero condottiero qual è stato sempre, le operazioni; io lo guardavo ammirato e un po’ intimorito dal quella figura imponente dalla voce stentorea. In quell’occasione mi presi la prima “indiavolata” dal nostro, perché ero entrato dentro la rete piena di pesciolini guizzanti. Ma non per questo me la presi, anzi, sebbene piccino, seppi riconoscere, dietro all’aspetto burbero, una grande umanità e innata simpatia.

Ogni 3 settembre, con mio padre (amico fraterno di Nello con cui ha condiviso 40 anni di Consorzio Agrario), lo aspettavamo a piazza del Teatro dopo il trasporto, per congratularci e lui non perdeva l’occasione per dirmi che sarei dovuto diventare un facchino, cosa che avvenne nel 1979. Quando mi presentai alle prove con gli zoccoli mi beccai la seconda “cazziata” da Nello: “ma ‘ndo vai co li zoccoli?” (sic). Poi feci lo stesso la prova e il resto è storia.

Parlare di Nello capofacchino prima e presidente poi potrebbe sembrare un pleonasmo; molti, probabilmente più autorevoli del sottoscritto, avranno sicuramente molte cose da narrare. Tuttavia alcune cose vanno dette, anche per fare chiarezza. Grazie a lui, al sindaco Rosati e ad altri abbiamo oggi il Sodalizio, fondato nel 1978 per dare autonomia ai facchini, fino ad allora soggetti al volere del costruttore di turno.

Il merito forse più grande del Drake (come lo chiamava qualcuno, paragonandolo a Enzo Ferrari, a cui lo si può accostare per la grande personalità) è quello di aver preso le redini del trasporto nel 1986, di fronte alla basilica, quando Armonia celeste stava per cadere. Noi che eravamo sotto, al sentire la voce di Nello rassicurarci ed incoraggiarci a resistere, riuscimmo a tenere duro e portare a termine quel drammatico trasporto. Da allora il trasporto è affidato al Sodalizio e questo grazie soprattutto a Nello che seppe, in quella fase veramente angosciante, mantenere la calma e darci i comandi giusti.

Molti sono gli episodi da ricordare, tant’è che qualcuno presto scriverà un libro sul Presidentissimo.

Tra i tanti ricordi piacevoli ci sono i discorsi di incoraggiamento pre-trasporto, dapprima alle Scuole Rosse, poi al Boschetto, dove Nello, mischiando con sapienza l’italiano al vernacolo ci dava una carica enorme, lanciando occhiate fulminanti a chi faceva il distratto. Era un vero piacere ascoltarlo.

Poi la vita fa il suo corso, arriva il momento di cedere il passo e Nello, senza tanto clamore, nel 1998 lasciò la carica di presidente. Il figlio Lorenzo venne eletto come presidente e Nello fu proclamato presidente emerito.

Una serie di vicissitudini lo allontanarono un po’ dalla vita del Sodalizio, ma nel 2007 tornò ad essere il protagonista acclamatissimo e amatissimo di tante occasioni, l’ultima delle quali, al pranzo sociale del 2014, quando con la sua consueta verve, non aveva esitato a lanciarsi in una memorabile intemerata. Non si poteva non volergli bene ed ammirarlo.

Caro Nello, come dice Pessoa, la morte è solo la curva della strada, non ti vedremo più (per ora) ma la tua voce tuonante, il tuo ruggito, la tua mimica, la tua grande personalità e i tuoi insegnamenti saranno sempre vivi in noi. Sarai sempre il nostro faro e continuerai ad illuminare il nostro percorso.

Lunedì mattina molti dei tuoi figli, in divisa, ti renderanno onore accompagnandoti per l’ultimo tratto. Tu, dovunque sarai, guidaci, come hai fatto per tanti e tanti anni.

Per quanto mi riguarda e penso di interpretare il pensiero di molti, da domani mi sentirò un po’ più solo e allora, quando ne avrò bisogno, prenderò qualche album di foto o qualche filmato da cui attingerò, ammirando ancora le tue gesta, nuova energia per andare avanti.

Arrivederci Presidentissimo, tanto prima o poi ci rincontreremo e magari, quando avverrà, sarà l’occasione per farmi qualche altra bonaria “indiavolata” (leggasi rampogna).

Ti abbraccio, sei stato e sarai sempre unico ed insostituibile.

Massimo


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L’ultima grande intervista di Tusciaweb:  Video: Nello: “Voglio un bene infinito a Santa Rosa” – Articolo:  Quella sera la macchina rischiò di crollare… di Lupo Solitario

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15 febbraio, 2015

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