Viterbo – Usurpazione di funzioni pubbliche e tentato peculato.
Di questo è accusato Ugo Gigli nella nuova indagine a suo carico, fresca di chiusura.
In pratica, all’ex direttore generale dell’Ater di Viterbo si contesta di aver continuato a svolgere abusivamente le mansioni di direttore generale quando doveva già considerarsi decaduto, mentre il tentato peculato è riferito all’acquisto di un computer.
Di quest’ultima ipotesi di reato rispondono anche le due dirigenti Ater Simona Laureti e Antonella Zei.
L’avviso di conclusione delle indagini è di due giorni fa.
La difesa di Gigli trasecola e parla di “accanimento terapeutico penale”.
“Riteniamo letteralmente ridicole e inesistenti le contestazioni formulate in questa sede – afferma Enrico Valentini, che difende Gigli insieme al collega Pierfrancesco Bruno -. Non ci sentiamo di parlare di persecuzione. Ma di accanimento terapeutico degli inquirenti, sicuramente sì”. Anche questo avrebbe spinto Gigli a presentare un’istanza di rimessione del tribunale, nell’ambito del procedimento penale che lo vede contrapposto all’ex dipendente dell’Ater Angela Birindelli. Si tratta di una richiesta alla Cassazione di essere giudicato da altra autorità giudiziaria che non sia quella viterbese, per una sorta di ‘pregiudizio ambientale’ che, secondo l’ex direttore dell’Ater, penderebbe su di lui.
L’udienza davanti alla sesta sezione penale della Suprema Corte è fissata a giugno per discutere l’istanza e decidere come e dove proseguirà l’udienza preliminare.
Intanto, nei prossimi venti giorni, Gigli dovrà decidere come difendersi dalle nuove accuse: se presentare memorie, farsi interrogare o aspettare di essere chiamato per una nuova udienza preliminare.
Secondo il pm Renzo Petroselli, dopo la comunicazione della sua decandenza, Gigli avrebbe continuato a girare per l’Ater come se niente fosse, “svolgendo tutti i compiti e compiendo gli atti propri del direttore generale”, come si legge nell’avviso di chiusura dell’inchiesta. Per lui era normale: “La famosa nota della Regione a Bianchi è arrivata via pec il 19 gennaio, ma io non avevo ricevuto nulla. Tra l’altro, io ho un contratto di natura privata con l’Ater e non con la Regione Lazio. Al di là di questo, cosa si pretende da me? La chiaroveggenza? Dovevo prevedere di essere stato destituito, ancor prima di averlo saputo? O il problema è la riunione con i dipendenti il 2 febbraio? Perché se è questo, mi hanno invitato loro. Persone con cui lavoravo da dieci, venti, trent’anni, che chiedevano spiegazioni su cosa stava succedendo”.
Quanto al tentato peculato, le dirigenti Ater avrebbero fatto appropriare Gigli di un computer che, da tempo, era nel suo ufficio, “alle condizioni più favorevoli applicate alla pubblica amministrazione”. Computer che Gigli dice di aver pagato di tasca sua, chiedendosi, quindi, quale sarebbe stato il danno all’ente, mentre le dirigenti si sarebbero limitate una a chiedere preventivi ad alcune aziende informatiche, l’altra a comunicare di non saldare la fattura, perché avrebbe pagato il direttore.
Fresco l’avviso di conclusione dell’indagine. Altrettanto fresca è la richiesta di archiviazione della procura di tutte le denunce per falso presentate fino a oggi da Gigli a carico della Birindelli, sul fronte degli incarichi che l’ingegnera doveva acquisire con autorizzazione dell’Ater. “Le hanno riunite tutte e hanno chiesto l’archiviazione in blocco per tutte – spiega Valentini -. Non ci stiamo: faremo un’opposizione corposa e pesante. E chiederemo ancora una volta quella benedetta perizia sulle firme che, finora, è stato possibile fare solo al processo civile”.
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