Viterbo – Mezz’ora davanti al pm per spiegare le sue ragioni.
Ugo Gigli ha chiesto un interrogatorio con il pm Renzo Petroselli, titolare del fascicolo a suo carico per usurpazione di funzioni pubbliche e tentato peculato. L’inchiesta, fresca di chiusura, coinvolge anche le dirigenti dell’Ater Antonella Zei e Simona Laureti, sospettate di tentato peculato.
La vicenda riguarda la revoca dell’incarico di Gigli da direttore dell’Ater, avvenuta a fine gennaio. L’ex numero uno dell’ente di via Garbini è accusato di aver continuato a svolgere il suo incarico abusivamente, dopo la sua destituzione.
Gigli ha negato. “Come potevo sapere di essere stato revocato, se non ne avevo avuto comunicazione? – ha detto al pm -. Ho smesso di fare il direttore dell’Ater il 29 gennaio. Esattamente quando ho saputo che era stata presa questa decisione. Peraltro illegittima, come certifica una sentenza del tribunale civile di Viterbo”.
La sentenza è quella del giudice Damiani, che ha respinto il ricorso d’urgenza di Gigli per il reintegro all’Ater, non ritenendo che ci fossero motivi d’urgenza per farlo tornare al suo posto. La stessa sentenza, però, ritiene illegittimo il licenziamento.
Quanto al tentato peculato e, quindi, al computer nell’ufficio di Gigli, l’ex direttore dice di averlo pagato personalmente. Secondo la procura, le dirigenti indagate lo avrebbero aiutato ad appropriarsi di quel computer, “alle condizioni più favorevoli applicate alla pubblica amministrazione”, com’è scritto nell’avviso di chiusura delle indagini. “Le dirigenti hanno solo contattato varie aziende per dei preventivi – ha precisato Gigli -. Una delle due ha avvisato la ragioneria di non saldare la fattura, perché avrei pagato io. Nient’altro”.
L’avviso di fine indagine prelude, in genere, alle richieste di rinvio a giudizio. Ma sulla base degli interrogatori degli indagati, teoricamente, la procura potrebbe ancora ripensarci. Altrimenti, a Gigli e alle dirigenti Ater non resta che attendere l’udienza preliminare.
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