Viterbo – Non li conoscevano. Non li avevano mai visti prima. E non avevano nessun motivo per investirli con la macchina.
Si difendono così i tre giovani arrestati all’alba del 29 novembre 2009 dopo aver travolto un 35enne che attraversava con un amico in viale Trieste. Rispondono di tentato omicidio e omissione di soccorso, perché secondo l’accusa – pm Massimiliano Siddi – avrebbero investito di proposito il 35enne, che scappava da una rissa fuori da una pizzeria in viale Baracca. Ieri mattina, a sei anni dai fatti, hanno negato.
“Ero ubriaco – ha spiegato il conducente della macchina, difeso da Franco Taurchini -. Ho guidato contromano per un tratto in viale Baracca, sterzando a sinistra all’incrocio con viale Trieste. Quando me lo sono trovato davanti era troppo tardi. Non ho fatto in tempo neanche a frenare”. Ma, a quel punto, i ragazzi non si fermano. “Eravamo nel panico”, hanno detto. Il tempo di una frazione di secondo, per accertarsi che l’uomo si fosse rialzato, e poi via verso casa.
Erano le 6 del mattino. Dopo una serata a ballare, i tre erano andati a fare colazione in viale Baracca con un amico. Un pezzo di pizza, due chiacchiere fuori dal locale, per poi accorgersi di una rissa dall’altra parte della strada. Un paio di loro sono ubriachi (tra cui quello che dovrà mettersi alla guida per accompagnare tutti gli amici a casa): pensano di andarsene subito per non incrociare la polizia. Nel farlo, si imbattono nei due trentenni costituiti parte civile.
“Scappavano dalla rissa”, sostengono gli imputati. Uno dice di essere stato spintonato da uno dei due trentenni: lo stesso che viene investito pochi istanti dopo. “Gli ho detto solo qualcosa tipo: che vuoi? Chi ti conosce?”. Un altro imputato è intervenuto in difesa dell’amico, dando uno schiaffo al trentenne. “Solo uno schiaffo”, secondo lui. Ma per il pm minimizza: l’altro amico, il quarto, che sedeva dietro e che non fu mai arrestato o ritenuto coinvolto, intervenne per separarli. Poi, l’incidente o il tentato omicidio, a seconda dei punti di vista.
L’accusa ha chiesto un confronto tra due ragazze che hanno testimoniato ieri e i due trentenni costituiti parte civile: dai loro racconti emergerebbe una diversa ricostruzione dei fatti. Il collegio presieduto da Maurizio Pacioni (a latere Eugenio Turco e Filippo Nisi) si è riservato. Alla prossima udienza parleranno i due periti incaricati di stendere una relazione sulla dinamica dell’incidente e sulle lesioni. Dopodiché, parola ai testimoni della difesa, tra i quali Diego Gaglini, candidato sindaco di CasaPound alle amministrative del 2013, tuttora agli arresti domiciliari dopo il raid armato allo stadio di Magliano Romano.
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