Viterbo – Nessuna volontà di uccidere. Solo botte da orbi, fuori da una pizzeria e l’incidente con la macchina pochi metri più giù.
Il tribunale di Viterbo ricostruisce così la notte del 29 novembre 2009, fuori da un locale in viale Francesco Baracca.
I tre giovani viterbesi finiti prima in arresto e poi a processo sono stati assolti dalle accuse di danneggiamento e, soprattutto, tentato omicidio, il più grave dei reati contestati dal pm Massimiliano Siddi, che chiedeva la condanna a cinque anni e mezzo per due imputati con precedenti e cinque anni per l’unico incensurato. I giudici viterbesi hanno inflitto un anno e 8 mesi con 10mila euro di provvisionale per le ferite procurate al trentenne costituito parte civile: 20 giorni di prognosi, mentre l’amico, la presunta vittima del tentato omicidio, investito dagli imputati con la macchina e già rimborsato, ha rinunciato a ogni ulteriore pretesa risarcitoria.
I due amici trentenni, di ritorno da una serata in discoteca, erano andati a fare colazione in una pizzeria in viale Baracca. Ascoltati al processo, quattro anni fa, dissero di essere stati accerchiati all’improvviso dagli imputati e picchiati a sangue, per poi scappare e incontrarli nuovamente in macchina, pochi metri più giù: uno dei due fu investito. Stamattina hanno ribadito in aula la loro versione, tra le contraddizioni messe in luce dalle difese.
Un gesto voluto e premeditato, per il pm Massimiliano Siddi, secondo il quale l’investimento è stato l’atto finale di un’escalation di violenza gratuita e ingiustificabile. Una requisitoria contro una certa aggressività giovanile che a Viterbo cova sempre sotto la cenere. “Viterbo è stata ed è tuttora una città gratuitamente violenta – ha spiegato il pm -. Due imputati su tre hanno i precedenti ‘canonici’ di questo tipo di aggressività: porto abusivo di armi e la partecipazione alla rissa tra ultrà a Montepulciano. Il fatto che le lesioni siano state relativamente lievi non può spingere a essere teneri: poteva scapparci il morto”.
Concetti ribaditi dall’avvocato di parte civile Samuele De Santis, che ha parlato di “soggetti organizzati per picchiare e che sanno picchiare”. L’atteggiamento in aula di due degli imputati è stato sprezzante e provocatorio, tanto da spingere il giudice Eugenio Turco a riprenderli duramente: “Se volete ridacchiare uscite fuori”.
Per gli avvocati Franco Taurchini, Riccardo Micci e Silvia Delfino, le lesioni riportate dai due amici, con dieci e venti giorni di prognosi, sarebbero riferibili a una rissa che c’era stata in precedenza fuori dalla pizzeria e solo in parte all’investimento che, comunque, è stato solo un incidente. L’avvocato Micci ha parlato, inoltre, di “atteggiamento prevenuto dell’accusa e di riferimenti forzati ad ambienti neri o violenza in città; una violenza di cui, onestamente, pur vivendo a Viterbo, non ho notizia”.
I tre arrestati erano stati scarcerati dal gip quasi subito, in fase di indagini.
Il giudice Gaetano Mautone escludeva il tentato omicidio, considerando l’urto con la macchina come un tentativo di intimidazione: il trentenne era stato colpito di striscio. Anche per questo le difese hanno ritenuto una forzatura il processo per tentato omicidio con rito immediato. “Da parte nostra, soddisfazione piena per aver visto riconosciuta l’insussistenza dell’accusa più grave: non c’è mai stato nessun tentato omicidio” affermano i difensori, perplessi solo da quell’anno e otto mesi inflitto a ciascun imputato per lesioni, ma la prescrizione è alle porte.
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