Vetralla – (s.m.) – Otto anni in carcere per violenza sessuale.
Pena definitiva per Adrian Ciubotaru, 37 anni, condannato per aver costretto una giovane donna a un rapporto orale, dopo averla svegliata in piena notte e trascinata via da casa.
La Cassazione ha confermato l’impostazione dei giudici di primo e secondo grado: otto anni. Non uno in meno. Stessa pena inflitta dai giudici di Viterbo e poi, l’anno scorso, dalla Corte d’appello.
Le manette per Ciubotaru scattano l’11 giugno 2013. L’uomo fa irruzione in un piccolo appartamento a Vetralla, in via Borgovecchio, dove una giovane coppia sta dormendo. Sono le 2 di notte.
I due fidanzati sentono dei rumori che li svegliano. Aprono gli occhi e si ritrovano Ciubotaru addosso, che si scaglia prima su di lui, cominciando a picchiarlo, poi prende lei e la porta al piano di sotto. La ragazza viene spogliata. Presa per la gola e i capelli. Costretta a soddisfare le pretese sessuali di Ciubotaru finché non sente bussare alla porta: è il suo uomo venuto a cercarla, ma lei pensa siano gli amici di Ciubotaru e teme altre violenze. Per paura, approfitta di un momento di distrazione del suo aggressore e si lancia dalla finestra.
Per testimoniare contro Ciubotaru, la giovane donna viene in tribunale con le stampelle. Ai giudici viterbesi, in un racconto pieno di rabbia, dice di essere riuscita a scampare a un rapporto sessuale completo solo perché aveva le mestruazioni. Una ricostruzione terribile, con lei, pallida, la gamba ingessata per il volo dalla finestra.
Ciubotaru non dice una parola fino al processo d’appello, quando nega la violenza e chiede scusa: voleva solo far vedere alla ragazza che gli erano spariti degli asciugamani da casa. Lui imputava alla coppia la colpa del furto, era arrabbiato. Ma per l’accusa, rappresentata dal pm Fabrizio Tucci, quella degli asciugamani era solo una scusa per piombare di notte in casa della coppia e prendersi quello che voleva.
La condanna, in primo grado come in appello, è a otto anni per violenza, violazione di domicilio aggravata e lesioni a lui e a lei, con assoluzione solo per le lesioni che la giovane donna si è procurata gettandosi dalla finestra. La Cassazione conferma e dichiara inammissibile il ricorso della difesa. Pur senza l’avallo della procura generale, che aveva chiesto che gli atti tornassero alla Corte d’appello.
“Siamo soddisfatti – dichiarano gli avvocati Stefano e Floriana Clementi, legali di parte civile della coppia -: un fatto così grave non poteva restare impunito”.
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