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Viterbo - Operazione Sbiff - In 16 tra carcere e domiciliari - Anche un medico nel giro di spaccio

Cocaina, tra gli arrestati l’imprenditore Matteo Leporatti

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La conferenza stampa per l'operazione Sbiff

La conferenza stampa per l’operazione Sbiff

Matteo Leporatti

Matteo Leporatti, di 37 anni

M. P. di 42 anni

Massimiliano Palmerini, di 42 anni

V.C. di 26 anni

V.C. di 26 anni

S.D. di 29 anni

S.D. di 29 anni

F.K. di 27 anni

F.K. di 27 anni

I.J. di 24 anni

I.J. di 24 anni

B.S. di 40 anni

B.S. di 40 anni

E.S. di 25 anni

E.S. di 25 anni

J.T. di 24 anni

J.T. di 24 anni

L.V. di 33 anni

L.V. di 33 anni

G.V. di 27 anni

G.V. di 27 anni

E.V. di 36 anni

E.V. di 36 anni

A.V. di 36 anni

A.V. di 36 anni

A.V. di 30 anni

A.V. di 30 anni

T.V. di 36 anni

T.V. di 36 anni

D.V. di 30 anni

D.V. di 30 anni 

Viterbo – (s.m.) – Fiumi di cocaina.

A spacciarla, secondo i carabinieri, anche due professionisti, uno dei quali straconosciuto a Viterbo: è Matteo Leporatti, imprenditore nel ramo automobilistico, già indagato in passato per evasione fiscale con frode carosello, ma dagli ultimi due processi è uscito assolto.

L’altro è un medico, Massimiliano Palmerini, di Roma ma residente ad Amelia ed esercita a Terni. Veniva chiamato “il dottore” nelle intercettazioni.

Gli arrestati sono in tutto in 16, coinvolti in un traffico di cocaina tra Viterbo, Roma, Perugia, Amelia (Terni) e Agropoli. In due sono anche accusati di minaccia ed estorsione.

Stamattina all’alba il blitz dei carabinieri: operazione “Sbiff” (fotocronaca – slide – video), che nel gergo degli arrestati, significava “sniffata”.

L’indagine è partita a luglio 2014 da un’estorsione e da un furto alle slot machines di un bar a Bagnaia.

Il sospetto degli investigatori era che il locale fosse stato scelto da tre fratelli albanesi, clienti del bar, come base per lo spaccio. Sospetto fondato.

Da quanto risulta ai carabinieri, alcuni degli arrestati avevano minacciato ripetutamente uno dei soci del bar che, per paura, su loro richiesta, aveva disattivato prima del furto, le telecamere di sorveglianza, permettendo a uno dei clienti di scassinare le slot indisturbato. L’estorsione, invece, consiste nel fatto di aver costretto più volte uno dei soci del bar a consegnare loro gli incassi.

Da lì, gli inquirenti hanno ricostruito un’intera rete di spaccio a Bagnaia, definita dal pm titolare dell’inchiesta, Massimiliano Siddi, come “un traffico cospicuo e consistente, non tanto per i numeri, quanto per la qualità”. Gli investigatori parlano di uno spaccio trasversale a tutte le classi sociali: dalla Viterbo bene a ceti meno abbienti. Così come diversa è la caratura dei presunti spacciatori: professionisti, ma anche stranieri disoccupati o che, apparentemente, tiravano avanti con lavoretti saltuari. I tre fratelli albanesi risultano tra i più attivi gestori del traffico di cocaina.

Per eludere le forze dell’ordine, i clienti non portavano mai i soldi, che consegnavano successivamente. Si spacciava sempre in piccole dosi fuori da night, bar e discoteche o dentro le macchine degli spacciatori. 

Sequestrati 70 grammi di cocaina e circa 2100 euro provento di spaccio.

In sei sono stati arrestati in flagranza di reato durante le indagini, consistite in intercettazioni, appostamenti e pedinamenti. Numerosi gli acquirenti segnalati per spaccio in Prefettura.

Le ordinanze di custodia cautelare, chieste dal pm Siddi, sono state emesse dal gip Francesco Rigato.

Per il colonnello Mauro Conte, “un altro duro colpo inflitto alla criminalità locale, con un’indagine corretta e puntuale, portata avanti dal Nucleo operativo radiomobile e dai carabinieri di Bagnaia”.


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20 luglio, 2015

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