Monte Romano – Un lutto corale.
Tutta la Tuscia ha pianto per Valentino Galantuomo, 29 anni, il motociclista morto nello schianto di domenica sull’Aurelia Bis.
Anche stavolta il dolore ha viaggiato sui social network in presa diretta, raggiungendo masse smisurate di utenti.
In centinaia hanno condiviso le immagini dell’addio al 29enne di Monte Romano. Per gli amici, semplicemente “Valex”. Per chi non lo conosceva, un mi piace, un post su Facebook, un commento per salutare quello che poteva essere l’amico o il fratello di tutti. Un ragazzo buono, giovane e allegro, che avrebbe meritato di correre ancora in sella alla sua moto.
La notizia della morte di Valentino, lanciata dal profilo Facebook di Tusciaweb, ha raggiunto oltre 104mila persone.
300 condivisioni. 130 commenti. 290 mi piace, in segno di partecipazione al lutto. Il video del funerale è stato rilanciato mille volte sul più famoso dei social network, con oltre 7mila visualizzazioni su Youtube, mentre gli articoli sull’incidente e sull’addio al centauro hanno fatto migliaia di volte il giro di Facebook.
Macabro interesse? Tutt’altro.
Questi numeri parlano di un nuovo modo di elaborare il lutto. Una modalità fatta di condivisione. Come se la sofferenza diventasse più sopportabile se condivisa.
Non è più il momento del dolore privato. La disperazione si urla. Si tocca. Si mostra senza paura, come manifestazione d’affetto per chi non c’è più. “Gli volevano davvero tutti bene…”, commenta una ragazza su Facebook. Certamente è così.
Valentino, gestore di un ristorante a Viterbo e pr per diversi locali e discoteche in provincia e a Roma, era molto conosciuto. Soprattutto tra i giovani della sua età. Come sempre, i più sensibili ai cambiamenti e alle nuove tendenze. Non a caso, sono stati per lo più i giovani a rilanciare la tragedia sulle piattaforme social, abbattendo ogni barriera intimistica: il dolore fa male, non fa paura. E’ un fatto umano e naturale. Non da ostentare ma non da nascondere. Sicuramente da condividere. Perché condividere è partecipare. Un altro modo di dimostrare la propria vicinanza nel dolore. Un altro modo di dire: mi dispiace, condoglianze, un abbraccio.
L’ultimo ricordo si racconta. La musica di Valex si ascolta tutti insieme per stringerlo più forte, nell’ultimo saluto. Come hanno fatto gli amici del 29enne, che l’hanno accompagnato in chiesa con “Gli angeli” e la “Vita spericolata” di Vasco Rossi.
Cade in questi casi il cliché del funerale intimistico: l’addio a Valex è stato una “festa”, un po’ come accadeva non molti anni fa nelle campagne. Uno “spettacolo” costruito da chi lo conosceva cercando di mostrare Valentino per com’era e per quello che amava. Le moto, su tutto. Con il loro rombo che, sicuramente, è arrivato fino al cielo.
Forse sta nascendo un modo nuovo, ma forse antico, di elaborare il lutto. Tutto nel segno dei social.
Video: Il funerale
Fotocronaca: I funerali – slide – Il paese piange Valentino – slide – L’incidente – slide
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