Viterbo – “Non era un night, era un bordell0”. Parola di una delle ballerine e all’occorrenza squillo che si prostituivano nel locale sulla Tuscanese sequestrato tre anni fa.
Si chiamava “New Chicago”. Per l’accusa, nasceva dalla fusione dei due night club contigui “Chicago” e “Eros”, il primo con le ragazze off limits, guardare e non toccare, il secondo con possibilità anche di rapporti sessuali con le ballerine per 150 euro a prestazione.
Una delle ragazza che ci lavoravano conferma. “Mentre al Chicago si facevano spettacoli di lapdance con consumazione alcolica e nient’altro, all’Eros i clienti venivano per fare sesso con noi – ha raccontato la ragazza ieri al processo -. L’Eros doveva essere un locale di scambisti. In realtà non lo è stato mai”.
Secondo la testimonianza dell’ex ballerina, funzionava così: il cliente si registrava come tesserato del club e pagava alla cassa. Poi sborsava soldi anche per fare sesso con le ballerine. 150 euro per mezz’ora, ma poteva anche allungare i tempi con una sovrattassa. Adesso, in cinque, tra gestori, avventori e una collaboratrice sono a processo per sfruttamento della prostituzione.
Per il pm Stefano D’Arma, il principale imputato al processo, titolare dell'”Eros” avrebbe chiuso perché sentiva il fiato sul collo degli investigatori: il locale era spesso oggetto di controlli da parte dei carabinieri. Per destare meno sospetti avrebbe poi riaperto la struttura unificandola a quella vicina sotto il nome di “New Chicago” e fondendo, così, i vecchi “Eros” e “Chicago”. Una ricostruzione che le difese contestano.
All'”Eros” avrebbero lavorato anche ragazze minorenni. “La più piccola aveva 17 anni”, ha raccontato l’ex squillo ascoltata ieri in aula.
Meno preciso e più recalcitrante uno dei clienti del night, che ricordava solo pochi dettagli. Per esempio, che si poteva pagare anche tramite Pos e che i pagamenti risultavano intestati al “Paradiso degli animali”.
Prossima udienza a marzo.
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