Soriano nel Cimino – Un’indagine che coinvolge sindaco, vicesindaco, due assessori e il capo del servizio Cultura del comune di Soriano nel Cimino.
Abuso d’ufficio l’ipotesi formulata dal pm Stefano D’Arma nei confronti del primo cittadino Fabio Menicacci, del suo vice Roberto Camilli, degli assessori Cristina Zolla e Alessandro Troili e della responsabile del servizio Cultura. In pratica tutta la giunta sotto inchiesta, a eccezione di un solo assessore.
L’indagine nasce dall’esposto dei consiglieri d’opposizione Devid Centofanti, Sandro Bassetta e Cleto Barbati sui servizi culturali gestiti dalla cooperativa Il Camaleonte. Già dal 2013 l’opposizione faceva notare la vicinanza del presidente della cooperativa, portavoce del movimento “Soriano Novo”, al sindaco Menicacci.
Due anni fa, la cooperativa è destinataria di due affidamenti diretti di servizi. Servizi tutt’altro che di poco conto, tra cui la gestione del Castello Orsini e delle scuderie di Palazzo Chigi Albani, il polo turistico-culturale e l’archivio della biblioteca. Il tutto con due delibere di giunta.
L’affidamento diretto rientrava in un più ampio progetto di valorizzazione del patrimonio culturale sorianese: la cooperativa si sarebbe occupata del servizio di informazioni turistiche e di accoglienza al pubblico, della biblioteca, delle pulizie, degli eventi enogastronomici e di tante altre attività ricreative e culturali in genere nella cornice del castello.
Secondo le indagini e l’esposto dell’opposizione, la cooperativa non aveva le carte in regola per gestire quei servizi. Servizi complessi, che dovevano essere assegnati a una cooperativa non di tipo A, ma di tipo B.
Succede, invece, secondo quanto riporta l’opposizione nel suo esposto, che Il Camaleonte diventa cooperativa di tipo B solo nell’estate del 2014, quando gestisce Castello e polo turistico già da mesi, pur non avendo i requisiti. Almeno questo sosterrebbero gli inquirenti.
L’opposizione ha sempre fatto notare che l'”operazione cultura” non era a costo zero: già nel novembre 2013, il consigliere Devid Centofanti spiegava in un comunicato che “sulla determina di affido diretto per l’avvio e il funzionamento del polo turistico culturale municipale si evince che la cooperativa percepirà 8mila euro per i primi due mesi, novembre e dicembre 2013 e un compenso annuo pari a euro 35mila 892,70 più Iva”, cui si aggiungerebbero i proventi della vendita dei biglietti per le attività culturali nel castello. La maggioranza si era subito difesa sostenendo che l’affidamento era stato trasparente e gratuito.
Per la difesa c’è un equivoco: solo per un problema tecnico del portale della Regione Lazio la cooperativa Il Camaleonte non viene registrata come cooperativa di tipo B. Nei fatti, quindi, stando a quanto ricostruito dall’avvocato Giuliano Migliorati, la cooperativa era a posto con tutte le istanze e certificazioni del caso.
Nessuna preoccupazione per la giunta comunale. “Siamo tranquilli e non abbiamo nulla da temere da questa indagine – afferma il sindaco Menicacci -. Dimostreremo che è stato fatto tutto a regola d’arte. Siamo disponibili a fornire agli inquirenti qualsiasi chiarimento: abbiamo chiesto noi di sottoporci all’interrogatorio dei giorni scorsi”. Per la procura, l’inchiesta è chiusa. Agli indagati non resta che aspettare le decisioni della magistratura.
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