Tarquinia – Una sofferenza fetale in corso da ore e nessun cesareo: Viola nasce con la ventosa. Nasce e muore, dopo l’ossigeno, le iniezioni di adrenalina, le ostetriche che entrano ed escono dalla sala parto. Due di loro, insieme a due ginecologi dell’ospedale di Tarquinia, rispondono di omicidio colposo davanti al tribunale di Civitavecchia.
Ieri, a tre anni da quel parto finito in tragedia, hanno parlato i consulenti dei genitori, costituiti parte civile e rappresentati dagli avvocati Paolo Delle Monache e Claudia Polacchi. Le conclusioni degli specialisti incaricati dai legali dei genitori concordano con i colleghi incaricati dal pm Lorenzo Del Giudice: il cordone ombelicale di Viola era più corto del normale. Un’anomalia che non è stata notata: l’unico modo per intervenire era un cesareo in tempi brevi. Cesareo mai fatto.
Per i consulenti della parte civile, Viola aveva cominciato a soffrire già dal pomeriggio del 29 giugno 2012: nasce solo in tarda serata e con tanta fatica. Ma quando viene alla luce, dopo tutte quelle ore, non piange, né respira. Non potrebbe: l’emorragia polmonare è già in atto e sarà la causa della morte della bimba.
Per i genitori, un dolore atroce. Più atroce che mai. Perché non c’è speranza, dopo Viola: sarebbe stata la prima figlia di quella coppia. La signora, 41enne, non è più riuscita a rimanere incinta. Un malessere evidente, per lo psicologo che ha avuto in cura la coppia e che ha testimoniato ieri al processo: “La perdita della bimba ha causato una forte depressione in entrambi, sfogata in modi diversi. Per la signora, si è tradotta soprattutto in una grande rabbia”.
Alla prossima udienza, parlerà almeno uno degli imputati.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY