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Viterbo - Comune - Lorenzo Ciorba presidente revisori dei conti - L'opposizione attacca e l'assessora Ciambella replica

“Una nomina che non ci crea imbarazzo”

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Luisa Ciambella

Luisa Ciambella 

Viterbo – “Una nomina che non ci crea imbarazzo”. In commissione arriva la patata bollente del collegio revisori dei conti. Presidente designato per estrazione, Lorenzo Ciorba. Padre del presidente del consiglio, Marco.

L’opposizione attacca e la giunta risponde. Per l’assessora Luisa Ciambella, nessun imbarazzo.

“Dallo scorso anno la legge per nominare i revisori dei conti – spiega Ciambella – è cambiata. In passato la politica non riusciva a mettersi d’accordo, adesso è la prefettura che attingendo da un elenco, decide a estrazione. Quindi massima fiducia”.

Nemmeno la Carta di Pisa è un ostacolo. “Gli approfondimenti sono stati fatti. Non vediamo motivi che possano ostacolare la nomina. Rischiamo di finire in una situazione imbarazzante quando si parla di professionisti, gente che lavora e ci mette la propria faccia. Meglio essere cauti”.

Ma dall’opposizione, Luigi Maria Buzzi ferma Ciambella: “Noi chiediamo, se sia opportuno che padre e figlio rivestano un ruolo apicale. Forse era il caso di farla una valutazione, per evitare situazioni d’imbarazzo”.

L’assessora ha già spiegato che non vede ragioni d’imbarazzo. “Una polemica per riempire i giornali”.

Eppure dalla minoranza Chiara Frontini va oltre. Non solo opportunità. “Una sentenza del 2006 da parte del Tar in Campania – ricorda la consigliera Viterbo 2020 – stabilisce come pure ai componenti del collegio revisori dei conti si applichi quanto stabilisce l’articolo 2399 del Codice civile. Non possono essere eletti parenti e affini entro il quarto grado. Componenti del consiglio non possono essere imparentati con organi di controllo”.

Per il dirigente Stefano Quintarelli la sentenza è riferita a un grado di parentela fra un revisore dei conti e un assessore, quindi alla giunta, organo esecutivo.

I consiglieri invece hanno compiti di natura programmatoria. Non esecutivi.

Secondo il testo unico degli enti locali, per amministratori s’intendono i componenti della giunta. Non i consiglieri. La maggioranza ha chiesto un parere sulla posizione del presidente del consiglio e su quella del futuro presidente dei revisori dei conti.

“Con riferimento alla posizione del presidente del consiglio comunale – si legge – che ha aderito alla Carta di Pisa, non si rinvengono motivi di contrasto con l’eventuale assunzione d’incarico da parte del padre quale componente del collegio revisori dei conti dell’ente”.

Buzzi (FdI) non è ancora convinto e chiede cosa succeda se la delibera dovesse essere bocciata. “Per 45 giorni – ricorda Quintarelli – si va in proroga con il vecchio organo.

Cinque giorni prima della scadenza, il presidente del consiglio si assume l’onere di procedere lui direttamente alla nomina”.

Ed è qui che Buzzi voleva arrivare: “Cioè il figlio è chiamato a nominare il padre”.

Gianluca De Dominicis continua a ritenere che ci sia conflitto in base alla Carta di Pisa, doppio conflitto.

“Chiederemo – incalza il consigliere M5s – allora al presidente Marco Ciorba di dimettersi”.

Meno drastico Gianmaria Santucci (Fondazione): “Uno dei due deve fare un passo indietro, o il presidente del consiglio o quello del collegio revisori dei conti.

Sono due valenti professionisti, di Lorenzo Ciorba anche il centrodestra si è avvalso della sua opera, ma il punto non è questo. Non ci sarebbe la giusta serenità, ad esempio, nell’approvare il bilancio”.

Daniela Bizzarri (Pd) fa un salto indietro negli anni. Amministrazione Gabbianelli, la consigliera Stella faceva parte della maggioranza e il marito Rubini era presidente dei revisori.

“Come mai all’epoca nessuno disse nulla?”. Bisognerebbe chiederlo a chi c’era.

“Il punto non è questo – osserva Chiara Frontini (Viterbo 2020) – era sbagliato allora e lo è adesso. E poi quest’amministrazione ha sempre dichiarato di voler tagliare col passato”.

Alla fine, in tutta la confusione, Sergio Insogna (Gal) ha un solo rammarico: “Hanno tolto la competenza al consiglio comunale, adesso i revisori sono eletti dalle prefetture a estrazione.

Ma se fossero stati i consiglieri a decidere, non ci troveremmo in questa situazione. Avremmo avuto più buonsenso”. Per una volta è lecito prendersela con la sorte beffarda.

Giuseppe Ferlicca


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13 novembre, 2015

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