Roma – Via agli interrogatori.
Saranno ascoltati stamattina a Regina Coeli gli arrestati dell’operazione “The Mask”, l’indagine dei carabinieri di Viterbo e Civita Castellana sulle rapine in banca con bastoni e maschere di gomma.
Ieri anche il sesto uomo, l’unico che mancava all’appello, è stato assicurato alla giustizia: i carabinieri del nucleo investigativo di Viterbo e del nucleo radiomobile di Civita Castellana lo hanno arrestato mentre entrava al suo bar preferito per fare colazione, in zona Prenestina.
Gli altri cinque sono stati arrestati all’alba del 24 novembre. Operazione “The Mask”, dall’indimenticabile film di Jim Carry (video: i rapinatori mascherati in azione – l’operazione dei carabinieri – fotocronaca – slide). Un’indagine durata quattro mesi per stanare una banda di rapinatori specializzati in colpi in banca con bastoni, taglierini, documenti finti, parrucche, occhiali e maschere di gomma.
Un blitz scattato soprattutto a Roma: tutti gli arrestati – sui cinquant’anni, solo uno più giovane – sono romani. Sei ordinanze di custodia cautelare e quattro decreti di perquisizione fino a Tivoli e Morlupo, per setacciare le basi operative del gruppo.
Rapina aggravata, sequestro di persona, ricettazione, furto e danneggiamento le ipotesi di reato formulate dal pm Stefano D’Arma, titolare dell’indagine su una banda organizzata e spregiudicata.
Una psicologa, l’unica donna arrestata, faceva un primo sopralluogo sugli obiettivi: scattava foto alla banca; memorizzava le posizioni del bancone, del bagno, delle telecamere, delle casseforti e il numero dei dipendenti, per poi relazionare dettagliatamente i “colleghi”. Le macchine erano affittate o rubate; le targhe occultate per non lasciare tracce. E poi, l’armamentario di parrucche, maschere e bastoni per minacciare i dipendenti, puntualmente rinchiusi nel bagno.
Un’indagine complessa, secondo il colonnello Mauro Conte. “Ci siamo imbattuti in un gruppo di professionisti delle rapine. Uno degli arrestati è figlio di un componente della Banda della Magliana”. Si tratta di Daniele Virgutto, compagno della psicologa finita a Rebibbia, e con un curriculum criminale di tutto rispetto, tra precedenti per evasione, duplice tentato omicidio e tante, tante rapine.
Tre quelle su cui hanno indagato i carabinieri nell’inchiesta “The Mask”.
Il primo colpo è del 22 luglio, all’Unicredit di Vasanello: 18mila euro rubati. 8mila il 24 agosto alla banca di Spoleto di Narni. E, infine, 13mila euro portati via da una banca a Nepi, la Bcc, il primo ottobre. Altri tre colpi erano in preparazione tra le province di Viterbo e Perugia. Colpi sventati dopo aver passato al setaccio i filmati delle telecamere di sicurezza e individuato le auto per la fuga.
Subito dopo la rapina a Narni, i carabinieri bloccano due rapinatori a Fiano Romano dopo un rocambolesco inseguimento da Orte. Li arrestano in flagranza. Recuperano il bottino. Sequestrano maschere e abiti: uno dei rapinatori aveva ancora addosso la chiave del bagno in cui aveva rinchiuso i dipendenti.
Virgutto si era rinchiuso nel cassettone del letto con il suo cane dobermann per sfuggire alla cattura. Su di lui pendeva un mandato di arresto europeo sempre per rapina. Pensava di essere al sicuro a casa della compagna: non immaginava che anche lei, la psicologa insospettabile, era ricercata dai carabinieri viterbesi.
Gli arrestati sono tutti rinchiusi a Regina Coeli. Solo la donna è a Rebibbia.
Alcuni stavano facendo lavori di pubblica utilità per scontare vecchie condanne. Secondo i carabinieri, sono tutti pluripregiudicati.
Stamattina potranno fornire chiarimenti al gip o avvalersi della facoltà di non rispondere.
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