Viterbo – Tre colpi in tre mesi per un bottino di 150mila euro, sfociati il 24 novembre 2015 nell’arresto di sei rapinatori mascherati specializzati in colpi mordi&fuggi. Gli investigatori la chiamarono operazione “The mask”.
In manette finì anche l’unica donna della gang. Una psicologa romana di 54 anni, che avrebbe effettuato i sopralluoghi in banca per i complici, tra i quali il compagno conosciuto in carcere nel 2011, Daniele Virgutto, 55 anni, figlio di un membro della banda della Magliana.
Il processo alla 54enne, la cui posizione è stata stralciata, è giunto ieri agli sgoccioli davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei con l’esame dell’imputata – difesa dall’avvocato Sergio Usai del foro di Roma – che nell’udienza del 24 ottobre 2017 aveva già rilasciato spontanee dichiarazioni.
Secondo l’accusa, la piscologa-rapinatrice ha contribuito alla buona riuscita di tre rapine messe a segno a Vignanello, Narni e Nepi.
Pendolari della rapina
Rapinatori pendolari, nella Tuscia hanno messo a segno due rapine in tre mesi. All’Unicredit di Vasanello il 22 luglio 2015 con un bottino di 18.300 euro e alla Bcc di Nepi il 1 ottobre 2015 con un bottino di12mila euro. Prima di scappare chiudevano tutti in bagno, portandosi via la chiave per ritardare l’allarme. Chiave che il 24 agosto 2015 li ha traditi, dopo una trasferta a Narni: un colpo da 8mila euro alla Banca popolare di Spoleto di Narni finito con la cattura dei due autori, intercettati, inseguiti e catturati dai carabinieri di Viterbo, mentre erano in fuga sull’Autosole, tra Orte e Fiano. Addosso, oltre alla refurtiva, la chiave del bagno dove era ancora rinchiuso il personale. Un’indagine complessa, agivano a volto coperto e usando macchine noleggiate con documenti falsi. L’intuizione degli investigatori è stata quella di controllare a tappeto tute le telecamere della provincia, stringendo il cerchio sui malviventi proprio dalle vetture.
“Ho amato tantissimo Daniele”. Davanti ai giudici, l’imputata è tornata a parlare del suo amore “criminale” per il bandito Daniele Virgutto, che l’avrebbe picchiata spesso e volentieri in quella calda estate di quattro anni fa, sfociata nel loro arresto. “Mi obbligava a fare i sopralluoghi nelle banche, io pensavo che volesse mettere alla prova il mio amore”, ha detto in aula.
“Lui è in prigione, i mandanti stanno fuori”, ha detto ancora, lanciando pesanti accuse, dicendo di vivere in un “clima di intimidazioni”. “Ho ricevuto lettere minatorie, sono stati inviati proiettili a me e al mio avvocato, mi hanno bruciato la macchina e casa”, ha ripetuto più volte durante il lungo interrogatorio di ieri.
Nascosto nel cassettone del letto col dobermann
Virgutto, con precedenti anche per tentato duplice omicidio ed evasione, si era rinchiuso nel cassettone del letto con il suo cane dobermann per sfuggire alla cattura. Su di lui pendeva un mandato di arresto europeo sempre per rapina. Pensava di essere al sicuro a casa della compagna: non immaginava che anche lei, la psicologa insospettabile, era ricercata dai carabinieri viterbesi.
E’ tornata a dirsi vittima di un amore malato. La coppia si era conosciuta nel 2011, quando lui contattò la psicologa con una lettera scritta dal carcere e lei se ne innamorò perdutamente. “Ero al suo fianco quando, uscito dal carcere, è stato due anni in clinica psichiatrica. Tra noi andava tutto benissimo. Poi nel 2013 l’hanno mandato a casa”. ha proseguito.
Sarebbe stata la psicologa a fare il primo giro di ricognizione alle banche per testare gli obiettivi. Sopralluoghi che, stando alle indagini, servivano per fotografare i luoghi, visionare le posizioni di banconi, casseforti e telecamere, prendere nota del numero dei dipendenti e relazionare il gruppo.
“Mi obbligava a forza di botte, dovevo fingere di dover cambiare una banconota da 100 euro, per dare soldi spicci a mio figlio, questo dovevo raccontare”, ha detto l’imputata.
“Se protestavo, mi insultava, mi diceva ‘non capisci un cazzo’. Ma pensavo volesse mettere alla prova il mio amore. Non abbiamo bisogno di soldi. Io lavoro, faccio anche la libera professione. Lui ha 700 euro di pensione. Abbiamo casa di proprietà a Monte Mario”.
Il processo è stato rinviato all’11 ottobre per la sentenza.
Silvana Cortignani
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