Civitavecchia – Il dolore dell’inganno in un’intervista a Repubblica.
La vedova di Luigi D’Angelo, il pensionato di Civitavecchia suicida dopo aver perso i risparmi di una vita, racconta che ogni giorno andava alla Banca Etruria per cercare di recuperare i suoi 110mila euro. Niente. “La risposta era sempre la stessa. Impossibile. Anche il lunedì successivo alla morte di Luigino sono stata in quella banca per avere un incontro col direttore per avere risposte. Non sono stata ricevuta”.
Lei, Lidia D’Angelo, confida al quotidiano di Roma di non essersi accorta di quanto disperato fosse suo marito. Luigino si è impiccato in casa il 28 novembre scorso. Quella stessa sera dovevano andare a ballare con alcuni amici. “Ci dovevano venire a prendere alle sette – racconta la signora Lidia alla giornalista Federica Angeli -. E le dico anche che lei ora mi vede fisicamente qui, ma io non sono in me, ancora non ho realizzato, metabolizzato, capito. Reagisco e mi faccio forza solo per lei…”, la madre novantenne reduce da un delicato intervento chirurgico, dopo un’emorragia cerebrale.
Giorni fa, sempre sulle colonne di Repubblica, Marcello Benedetti, ex impiegato di Banca Etruria filiale di Civitavecchia, che aveva convinto Luigino a investire in obbligazioni subordinate, aveva detto di avere il pensionato sulla coscienza: “Se fossi stato una persona che rispettava le regole non gli avrei fatto fare quel tipo di investimento”. Luigino avrebbe firmato un questionario in cui c’era scritto che il rischio era minimo. Benedetti ha spiegato a Repubblica che gli investitori firmavano anche altre carte che recavano la dicitura “alto rischio”, ma quasi nessuno ci faceva caso. Gli impiegati avrebbero avuto l’ordine di convincere più clienti possibili ad acquistare i prodotti bancari. Quando, intervistato, gli viene chiesto se la linea fosse quella di mentire, Benedetti conferma, parlando di “pressioni” e “sudditanza psicologica” dei dipendenti.
Per la signora Lidia, l’amarezza di veder confermata la menzogna che ha spinto nel baratro lei e il marito. E chissà quante altre famiglie.” Io e Luigino ci fidavamo tanto di Marcello, per noi era un amico ed è lui che ci convinse a investire la liquidazione e i risparmi di mio marito”.
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